Nicola Piovani celestiale tra i celestini

Un’ora e mezza di grande musica che manda in visibilio i circa 1500 spettatori dentro l’Abbazia.   

Sognare ad occhi aperti si può. E lo sanno bene tutti quelli che ieri sera hanno seguito il magistrale concerto di Nicola Piovani dentro il cortile maggiore di quel fantastico monumento, forse tra i più fascinosi d’Italia, che é l’Abbadia  Celestiniana di Santo Spirito al Morrone.Un complesso monumentale, che occupa una superficie di 16.600 mq.e sorge a soli 5 Km dal centro di Sulmona in località Badia. Un’ora e mezza di musica “celestiniana e celestiale”,dunque,   che ha incantato un pubblico a dir poco attento quanto numeroso (per gli organizzatori 1500 circa).A proposito, complimenti  a questo gruppo di generosi e coraggiosi cittadini peligni che, sull’esempio dei loro antichi progenitori, hanno avuto il merito di credere in un’idea vincente come quella di fare “Arte” anche in un’area distale rispetto alle grandi aree metropolitane, un altro modo intelligente e concreto per  sconfessare uno dei tanti luoghi comuni che vuole che i grandi appuntamenti dello spettacolo e della cultura in genere si possono seguire solo nelle grandi città. Un merito da ascrivere alla benemerita associazione culturale Muntagninjazz e, in particolare, ai loro fondatori e attivisti, che da qualche tempo hanno restituito centralità  ad un territorio  di ricche tradizioni anche attraverso questo festival internazionale  che nulla ha da invidiare ad altri più celebrati e sopravvalutati in giro per il nostro Belpaese.

Bene, tornando a Bomba, meglio dire in questo caso, a Badia, Nicola Piovani, premio Oscar nel 1999, pianista, direttore d’orchestra, vincitore di tre David di Donatello e di alcuni  premi Colonna sonora, si é presentato sul palco dell’Abbazia alle 22 in punto, con lui il suo favoloso quintetto così composto: Marina Cesari al clarino e sassofono soprano, Pasquale Filastò al violoncello e chitarra, Cristian Marini alla batteria, percussioni e fisarmonica  e Andrea Avena al contrabbasso. L’attacco del live é prodigioso con un tripudio di note che fermano il tempo dentro lo spazio magico del cenobio  sulmonese. Il repertorio scelto ripercorre le tappe artistiche più importanti della sua vita di compositore. E così riecheggiano, in questa impareggiabile cassa armonica naturale, in ordine sparso,  le note del “Pianino delle meraviglie”, “La Voce della Luna”, in cui, ritornando sull’importanza del silenzio, ha regalato  le parole di Benigni nel finale dell’omonimo ultimo film di Fellini. E poi, ancora, “La stanza del figlio”,  “La notte di San Lorenzo” “Il volo di Icaro”, con digressione sui miti greci, e “Melodia sospesa” nella chiusura particolarmente apprezzata. Insomma, una gradevole esecuzione di brani scritti per il teatro, il cinema, la televisione, soprattutto attraverso l’interpretazione di quei componimenti più noti al pubblico come colonne sonore dei film di maestri come Taviani, Moretti, Fellini. Particolarmente “sentito” dagli spettatori presenti, manco a dirlo,  la struggente melodia de  “La vita è bella”  dal capolavoro cinematografico diretto da Roberto Benigni. Toccante anche il tributo regalato dal quintetto con “Suite De Andre'”   all’indimenticabile cantautore genovese Fabrizio De Andre’ attraverso due brani composti a 4 mani  e presi da: “Storia di un impiegato” e “Non al denaro, non all’amore né al cielo”. Bellissimo, meraviglioso. Ma, di una serata così, resta solo qualche dubbio. Il maestro, tra un brano e l’altro, passeggiando con calma olimpica sul  proscenio adattato ,  ha lasciato cadere qualche pillola di saggezza. A cominciare dalla sua lettura storica in merito a  temi di recente attualità politica. Su tutti l’appello a non tenere fuori la Grecia dall’Europa per aver dato i “natali “ alla cultura del vecchio continente. Un po’ come chiedere di  cancellare il debito a qualcuno solo perché tra i suoi antenati c’è stato  un personaggio illustre. Più ardito, invece, è stato il tentativo del Maestro  di  tratteggiare  l’abissale differenza  tra  la   musica attiva e  quella   passiva. Un distinguo che ai più, però, non è risultato molto chiaro. Per intendersi, quella subita non è la sua o cos’altro? Resta un dato incontrovertibile la musica, da che mondo è mondo, è sì l’armonia dell’Universo ma, soprattutto un codice,  che non va spiegato altrimenti la sua finalità  di regalare  emozioni, come il buon Nicola ha magistralmente fatto ieri sera, verrebbe clamorosamente a mancare. E’ l’arte di per sé  e, in quanto tale, induce  alla riflessione. D’altronde, di fronte ad un quadro di Caravaggio aspetti che esca lui in persona e ti spieghi la sua opera? E nella terra di Ovidio viene proprio da dirla a suo modo: unicuique suum, a ciascuno il suo, che  é sempre bene, no?

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