Operazione Finanza e Polizia: 8 arresti per bancarotta fraudolenta, reati fiscali e ambientali

Associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, reati fiscali e ambientali. Sono queste le accuse dalle quali dovranno difendersi imprenditori e professionisti, otto in tutto, raggiunti da 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 5 di arresti domiciliari arrestati nel corso duna operazione congiunta della squadra mobile e dalla Guardia di Finanza di Chieti portata a termine stamattina all’alba. Nel corso dell’intervento delle forze dell’ordine sono stati un locale notturno, il Tortuga Beach Club di Montesilvano, e messi i sigilli ad una società e decine di immobili.

Tra i fermati, l’imprenditore Mauro Mattucci, di Montesilvano.

L'Operazione “Viribus Unitis” del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Chieti

L’Operazione “Viribus Unitis” del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Chieti

Nell’operazione “Viribus Unitis” il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Chieti e la Squadra Mobile della Questura di Chieti, hanno portato alla luce un gruppo criminale con a capo all’imprenditore Matucci: attività iniziata nel settore dell’edilizia residenziale, estendendosi poi anche nel settore dell’edilizia commerciale (in particolare, ha realizzato a Civitanova Marche uno dei più grandi centri commerciali d’Italia) e, da qualche anno, opera anche nel settore del recupero dei materiali ferrosi. Nel giro di dieci anni, Mauro Mattucci è riuscito a passare da piccolo imprenditore con redditi praticamente inesistenti, a capo di una serie di società nonché di  una vera e propria holding criminale ben strutturata e perfettamente inserita nel tessuto economico/sociale non solo abruzzese.

Il successo di questa scalata è stato reso possibile sia grazie alla indubbia capacità intimidatoria che Mattucci era in grado di esercitare (in alcuni casi imprenditori locali sono stati costretti con violenze e minacce a cedere le proprie attività commerciali a condizioni particolarmente svantaggiose) sia grazie alla sua capacità di avvalersi di professionisti in grado di dare una parvenza legale alle sue operazioni illecite.

Sono una decina le società, finite nel mirino degli inquirenti, direttamente o indirettamente collegate all’imprenditore di Montesilvano, già coinvolto nel 2009, insieme a soggetti noti della malavita pescarese e teatina in un’inchiesta sul riciclaggio di auto di grossa cilindrata che portò agli arresti di 46 persone in tutto l’Abruzzo tra cui lo stesso Mattucci per il quale venne disposta la misura cautelare ai domiciliari. In particolare, l’attenzione degli investigatori, che già tenevano d’occhio il gruppo dell’imprenditore di Montesilvano, è stata attratta da una serie di operazioni economico/finanziarie rilevanti, che si sono ripetute in più occasioni e che sembravano avere sempre lo stesso scopo: acquisire società sane ma in crisi di liquidità, svuotarle dei beni posseduti, intestarle a prestanome e poi farle fallire dopo averne trasferito la sede legale. I provvedimenti sono stati eseguiti nelle prime ore di questa mattina quando una cinquantina di uomini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza  hanno bussato alle abitazioni degli 8 indagati notificando le ordinanze di custodia cautelare di cui cinque ai domiciliari e tre in carcere per reati di tipo tributario, fallimentare e societario. Complessivamente, sono state accertate diverse bancarotte fraudolente e l’emissione di fatture false per 13 milioni di euro. L’imposta evasa, invece, supera i 6 milioni di euro.

Sono stati sottoposti a sequestro preventivo oltre ai conti intestati alle società ed alle persone anche 17 unità immobiliari di proprietà della EDIL5 S.r.l. e la famosa struttura turistico-ricettiva Ttortuga, proventi della distrazione fallimentare.

Tra gli indagati figurano Marco Mattucci figlio di Mauro il noto commercialista teatino Antonio Cristofanelli al quale unitamente a tale Lara Martini è stato notificato un provvedimento interdittivo della professione di commercialista. Un ruolo di spicco, nell’ambito dell’organizzazione hanno ricoperto: rappresentanti legali, rappresentanti amministrativi, consulenti direttamente e/o indirettamente riconducibili al Mattucci identificati in Giuliano Capurri, Antonio Gentile, Vincenzo Misso, Nando Di Luca, Carla Cameli, Valerie Laurence Lighezolo. Dalle indagini che hanno visto la fattiva collaborazione fra le due forze di polizia emergeva con evidenza come il modus operandi dell’organizzazione prevedesse: l’acquisizione di aziende in crisi che attraverso una serie di passaggi societari, saggiamente consigliati dai professionisti indagati, venivano svuotate dei loro beni e venivano condotte al fallimento, dopo aver occultato le scritture contabili, trasferito la sede all’estero e aver ceduto l’intero capitale sociale a prestanomi anche stranieri compiacenti; fittizie cessioni di beni strumentali al fine di generare crediti di imposta utilizzati per non pagare le tasse;  illecita gestione dell’attività di recupero di materiale ferroso operata attraverso fittizi conferimenti di rottami al fine di drenare le risorse finanziarie dalle società operative BLU SKY S.r.l. e M-RECYCLING S.r.l.

Il collaudato sistema di frode ha permesso all’organizzazione di distrarre dalle società operative cospicue risorse finanziarie concesse dagli istituti di credito (Banca delle Marche/Medioleasing S.p.a.) per la realizzazione del centro commerciale “Adriatico di Civitanova Marche. Tali risorse finanziarie venivano distolte dalla loro reale destinazione  attraverso un articolato sistema di fatture false per circa 13 milioni di euro. Questo consentiva alle società riconducibili al Mattucci di avere una cospicua liquidità e, nel contempo consentiva di ottenere cospicui crediti di imposta inesistenti che venivano utilizzati per abbattere gli oneri fiscali e contributivi.

Alla Procura della Repubblica di Chieti sono state denunciate 21 persone che dovranno rispondere a vario titolo del reato associativo finalizzato alla frode fiscale ed alla bancarotta fraudolenta per distrazione. Inoltre è stato disposto il sequestro preventivo per equivalente fino alla concorrenza dell’ammontare dell’imposta evasa di 43 rapporti bancari e 48 unità immobiliari riconducibili a società e persone indagate.

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