Parco della Costa: posizioni ancora contrastanti per la sua istituzione

Parco sì parco no. Parlare di posizioni diverse e contrastanti sull’area protetta nazionale della Costa Teatina (o dei Trabocchi) non è certo una novità: parte da lontano, da almeno 15 anni. Stavolta, però, si è davanti a una scadenza importante, probabilmente decisiva per l’istituzione e le posizioni vanno ad assumere un peso specifico, che potrebbe influenzare finale. Non a caso, alla vigilia del prossimo appuntamento nazionale, il presidente della regione Luciano D’Alfonso ha nuovamente convocato i sindaci dei comuni interessati, questa volta insieme al vice presidente nazionale dell’Anci, nonché sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, per ascoltarli. Tutti. E si sa che i ‘no’ al Parco vede schierati non pochi primi cittadini.

Così, in una nota di Wwf e Legambiente, fanno leva sul presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, sulla sua maggioranza e sugli impegni elettorali presi nelle elezioni regionali. Le due associazioni ambientaliste, infatti, dicono che cessino i tentennamenti e si proceda per dar vita ad “un rilancio vero dell’economia green di tendenza mondiale, attraverso appunto la creazione del Parco Nazionale, volano per il rilancio di un territorio da troppi anni avvolto in una profonda crisi dalla quale si potrà uscire soltanto voltando finalmente pagina.

Basterà? Chissà. Anche perché oggi il presidente di Coldiretti Chieti Sandro Polidoro è intervenuto ed ha parlato di ‘rischi’ se verrà istituita l’area verde. Cioé, l’arresto dello sviluppo del territorio; l’ingessamento delle attività economiche; il danno materiale alle imprese, non solo agricole. “L’istituzione di un parco non è mai un procedimento semplice, ma in questo senso è fin troppo complesso e azzardato perché riguarda aree fortemente antropizzate e già sottoposte a vincoli di diversa natura – afferma il responsabile di Coldiretti – che ha suscitato diverse perplessità nel mondo agricolo e su cui Coldiretti torna ad intervenire. La federazione provinciale, evidenziando che non è contraria alle aree protette ove necessarie, ribadisce tuttavia con fermezza la propria perplessità su un parco che rischia di diventare premessa di tanti vincoli ma di scarse opportunità in un territorio che rappresenta oltre il 25% dell’agricoltura provinciale incidendo sia in termini occupazionali, che di Prodotto lordo vendibile (Plv) con la presenza di migliaia di ettari di coltivazioni intensive di qualità che hanno nel tempo modellato e caratterizzato questo territorio. Per il presidente Polidoro “l’istituzione di un’area protetta, i cui vantaggi vanno comunque dimostrati, in questo specifico caso andrà di fatto a ledere in maniera determinante lo sviluppo di una zona in cui sono tradizionalmente presenti imprese e attività economiche, in cui i nuovi vincoli potrebbero essere fortemente dannosi per nuovi investimenti aziendali, economici e strutturali. E come se non bastasse, a questo si aggiunge l’altissima eventualità che l’area, una volta istituita, diventi di fatto un incubatrice di fauna selvatica dannosa per l’agricoltura”.

Per Coldiretti Chieti è necessario pertanto scongiurare questa eventualità, che diventerebbe un vero e proprio boomerang a danno delle imprese, oltre ad essere un notevole aggravio dei costi necessari al mantenimento degli organi di governo che si dovranno costituire e per i quali non si sa bene dove verranno attinte le risorse. “Ribadiamo ancora una volta che, per il bene di un territorio, non serve istituire un parco ma sono necessari progetti mirati di valorizzazione ai quali collaborino tutti i soggetti coinvolti, dalla Camera di Commercio alla Provincia, dai sindaci al mondo produttivo ed economico – conclude Polidoro – e che il futuro delle aree protette deve essere legato al consenso di chi le vive, e per ottenerlo, occorre molta trasparenza nelle decisioni e la partecipazione attiva di tutte le forze presenti sul territorio. Ricordiamo inoltre che l’Abruzzo ha già uno squilibrio tra aree protette esistenti e consentite, squilibrio che porta proprio a quel proliferare di cinghiali e di altri selvatici molto pericolosi al mondo agricolo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *