Vertenza Thales: futuro ancora incerto pe ril sito di Chieti

Nella giornata di ieri, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, a Roma, si è svolto un incontro per quanto concerne il rischio di chiusura della Thales, sede di Chieti Scalo. All’incontro, hanno partecipato le delegazioni sindacali, il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli ed i massimi dirigenti della Thales Italia.

Al centro della discussione, la totale assenza di certezze per il futuro dell’azienda. In questi mesi, in una totale confusione che i vertici aziendali hanno rappresentato in tutte le occasioni, è stata prospettata la possibilità di licenziare una parte dei dipendenti, discusso il progetto di vendere un pezzo del sito ad una società malese, per essere più precisi, ad una nuova società composta da Sapura/Thales e, nessuna certezza per la piccola parte che resterebbe.

Nel corso dell’incontro, la delegazione sindacale, ha spiegato dettagliatamente la propria posizione che non solo si concretizza in un no secco a tali idee ma, nello specifico, sono stati snocciolati tutti i numeri che riguardano il sito produttivo di Chieti. Zero investimenti, fatturato depotenziato da scelte sbagliate e da decisioni positive mai assunte, riduzione del personale che ha determinato la perdita di importanti professionalità e vendita della parte strategica ad una società che garantirebbe il futuro soltanto per due anni. Vi è infatti l’indiscrezione di un possibile dislocamento  verso la Malesia.

Le Istituzioni hanno dato totale disponibilità a sostenere eventuali progetti credibili che abbiano come obiettivo il mantenimento/rafforzamento del sito produttivo di Chieti Scalo. Si rende necessaria, a questo punto, l’ufficializzazione di ciò che l’azienda intende fare nei prossimi mesi. La stessa, si è impegnata a presentare un piano industriale il prossimo 20 novembre, momento in cui si tornerà al tavolo ministeriale.

La disponibilità a presentare un progetto è un fatto positivo, perlomeno permetterà alle organizzazioni dei lavoratori di discutere di una posizione precisa.

“In questi mesi l’azienda, nel manifestare le volontà sopra richiamate, rispetto ai dettagli ha affermato tutto ed il contrario di tutto. Certamente ci si aspetta un duro lavoro, in quanto, la confusione che in Thales regna sovrana continua a trasparire in ogni momento – ha dichiarato Il Segretario Generale della Fiom Davide Labbrozzi -. Positiva è la disponibilità delle Istituzioni a sostenere il lavoro ed il sapere (azienda del sapere) nel nostro territorio. La speranza è che le lotte sindacali di questi mesi, la disponibilità delle istituzioni, la fragilità dei progetti presentati astrattamente, possano aiutarci a far cambiare idea a questo gruppo dirigente che ha letteralmente smarrito la Stella Polare. Chiudere uno stabilimento come quello di Chieti, fabbrica con quarant’anni di storia, significa trasformare il ruolo dell’impresa da industriale a finanziaria. Questo significherebbe distruggere il “il sapere” nel nostro Paese”.

La Thales Italia opera per soluzioni tecnologiche che si rivolgono al mercato della gestione del traffico aereo, con competenze nei sistemi di atterraggio, navigazione e sorveglianza; al settore della difesa, con competenze nelle comunicazioni militari e nella guerra elettronica; al mercato dei trasporti, con competenze nel segnalamento ferroviario; a quello della sicurezza, con competenze nella protezione e sorveglianza d’infrastrutture critiche. In Italia ha 500 dipendenti distribuiti su sei siti, i cui principali sono Roma, Firenze, Chieti e Milano.

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