Giustizia: sciopero dei Penalisti e dei Giudici di Pace

 

 

Gli avvocati penalisti saranno in sciopero dal 30 novembre al 4 dicembre e annunciano una manifestazione nazionale a Roma, prevista per il 2 dicembre.

Bisogna “contrastare con assoluta determinazione la possibile estensione dello strumento del ‘processo a distanza’ indistintamente a tutti i processi con detenuti e senza specifica motivazione – spiegano le Camere penali, nonchè – intervenire al fine di evitare la spettacolarizzazione dei processi e l’alimentazione dei circuiti mediatici che finiscono per consegnare all’opinione pubblica giudizi preconfezionati, attraverso l’esibizione e la gogna degli arrestati e la diffusione dei materiali di indagine, prima ed al di fuori di qualsivoglia controllo processuale”.

I penalisti sottolineano inoltre che “occorre segnalare al Governo la necessità di procedere ad una riforma organica del processo penale accelerando la razionalizzazione e la modulazione delle sanzioni e realizzando una vera, seria ed estesa depenalizzazione che consenta di riservare al dibattimento la dignità che gli spetta all’interno del ‘giusto processo'”.

Per l’Ucpi è necessario pertanto, “contrastare disegni di riforma volti, anche attraverso la limitazione delle impugnazioni, alla sostanziale vanificazione dell’istituto della prescrizione e la conseguente caduta dell’unico strumento capace di limitare la irragionevole durata dei processi”.

Va poi predisposta una “seria e radicale riforma del Csm”, con “nuove regole che limitino in maniera rigorosa il passaggio dalla magistratura alla politica, e dalla magistratura all’amministrazione”, operando un “profondo riassetto ordinamentale che preveda una separazione della carriera del giudice, da quella dei magistrati requirenti, quale inderogabile presupposto della sua terzietà”.

Occorre infine “provvedere – fanno notare i penalisti – alla razionalizzazione ed alla nuova dislocazione di risorse al fine di rimediare con urgenza alle situazioni di collasso degli uffici giudiziari nei quali la mancanza dei minimi supporti organizzativi e materiali finisce con il costituire un gravissimo danno nei confronti di tutti i cittadini ed un inammissibile vulnus allo stesso diritto di difesa ed alla dignità della funzione difensiva”.

Ma è l’unico sciopero in programma. Un altro è stato annunciato dai giudici di pace dal 23 al 30 novembre prossimi. A proclamarlo sono state l’Unione nazionale giudici di pace (Unagipa) e l’Associazione nazionale dei giudici di pace (Angdp), quali organizzazioni rappresentative dell’intera categoria. Le due associazioni spiegano, con una nota, di essere arrivate alla decisione dopo aver “vanamente esperito le procedure di raffreddamento previste dall’articolo 7 del Codice di autoregolamentazione per l’esercizio dello sciopero e delle astensioni dalle attività giudiziarie nel comparto degli uffici del giudice di pace”, dopo aver preso atto del “silenzio del ministro della Giustizia e del presidente del Consiglio dei ministri sulle istanze della categoria in materia di corretta amministrazione della Giustizia e di garanzie di indipendenza e professionalità del giudice”, nonché della “irragionevole noncuranza del Governo e del reiterato comportamento lesivo ed omissivo del ministro Orlando, malgrado gli impegni assunti nel corso degli incontri avuti con le organizzazioni di categoria”.

Il ddl di riforma della magistratura onoraria, si fa notare nella lettera di proclamazione dello sciopero, “nega, di fatto, la natura giurisdizionale dell’attività dei giudici di pace, pur ampliandone enormemente le competenze (affidando al Giudice di pace oltre l’80% del contenzioso civile, anche mediante la previsione di nuove competenze in materie delicate come condominio, diritti reali, successioni, volontaria giurisdizione, espropriazioni mobiliari); palese – secondo le due associazioni – è la volontà di creare un figura di magistrato dequalificato, privato delle più elementari guarentigie costituzionali, gerarchicamente subordinato al Presidente ed agli altri organi giudiziari di Tribunale non solo a livello organizzativo, ma persino a livello giurisprudenziale, soprattutto mediante il contestuale inserimento dei giudici di pace nell’ufficio del processo, al fianco di tirocinanti, stagisti e cancellieri”.

Più in generale, “tutti i trattamenti giuridici, economici e previdenziali previsti nel ddl predisposto dal ministro Orlando – sottolineano i presidenti di Unagipa Maria Flora Di Giovanni e di Angdp Gabriele Di Girolamo – compromettono l’autonomia e l’indipendenza dei giudici di pace, rendendo vano l’obiettivo della terzietà”.

Tale “volontà mortificatrice del ministro Orlando – aggiungono – appare ancor più incomprensibile alla luce dei dati statistici di efficienza degli uffici divulgati in sede di censimento della giustizia civile e penale, i quali evidenziano che i giudici di pace, unico esempio virtuoso in Italia, garantiscono una durata media dei processi civili e penali ben inferiore ad un anno”: in sede civile, sia le nuove iscrizioni (1.272.999) sia la pendenza finale (1.248.572) registrate al 30 giugno 2014 sono di entità notevolmente inferiore agli esaurimenti (1.344.081) nel periodo preso in esame (dal 30 giugno 2013 allo stesso giorno del 2014), e in sede penale, la pendenza finale globale registrata a fine 2013 (172.439) è di entità notevolmente inferiore ai procedimenti esauriti nell’intero anno (215.465), con un numero medio di 857 procedimenti civili e penali definiti da ciascun singolo giudice di pace ogni anno (tenuto conto degli organici in servizio) ed una durata media dei processi di 10 mesi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *