Honda: per i sindacati quadro preoccupante e azienda che potrebbe chiudere in 3 anni

404 posti di lavoro persi dal 2008 a oggi, contratti a tempo indeterminato spariti. Tutto ciò nonostante l’accordo al Mise del 2012 che prevedeva il pareggio di bilancio a fronte di una chiusura di 120mila moto con 350 persone impiegate più stagionali contro le 80mila moto prodotte da 352 persone più 100 stagionali e più 152 lavoratori mini turbo.

Numeri che preoccupano i sindacati che oggi, a Lanciano, nella sede della Cisl, hanno tenuto una conferenza stampa per rendere noto il quadro.

“La situazione che sta vivendo la Honda a pochi mesi dalla scadenza dell’accordo ministeriale che ha previsto tagli dolorosi ma anche il rilancio dell’azienda siamo pessimisti sull’obiettivo pareggio di bilancio entro marzo 2016 non ci piace – spiega il segretario provinciale della Fim-Cisl, Domenico Bologna -. La politica che sta facendo la Honda fatta solo di taglio di costi non consentirà di raggiungere il pareggio di bilancio, anche alla luce dei 13 milioni di euro di passivo dichiarati e di questo passo la fabbrica non ha più di 2-3 anni di vita. Con i prodotti che lavorano oggi in Honda non si può andare avanti e alla fine il conto lo pagheranno i lavoratori: abbiamo fatto 4 anni di purgatorio, abbiamo tagliato pezzi di salario per risolvere i problemi della Honda e ora dichiamo chiaramente che non si può più lavorare solo sulla leva del taglio dei costi. Chiediamo una svolta vera: la Honda deve tornare a fare investimenti e produrre utili per tentare di ottenere il pareggio di bilancio. Per farlo bisogna investire su prodotti e motori che fanno un buon margine, non si può pensare solo a ripianare i buchi che loro hanno fatto”.

Stesse preoccupazioni da parte della UilM.

“La Honda di Atessa si sta trasformando in un’azienda di assemblaggio, noi invece chiediamo alla proprietà giapponese investimenti e modelli di maxi moto da produrre: non vogliamo uno stabilimento sul modello cinese e vietnamita, ma una fabbrica che tuteli il marchio Honda made in Italy – ha dichiarato il segretario del sindacato di Chieti, Nicola Manzi, intervenuto nel corso di una conferenza stampa sul piano industriale della Honda di Atessa. “Il piano del Mise scade nel luglio 2016 e prevede 2-3 punti importanti: pareggio di bilancio in cambio di volumi di lavoro per i 450 occupati. L’azienda ha messo in piedi un piano triennale con una perdita di 13 milioni di euro, molto condizionata dai prodotti delocalizzati a suo tempo che noi oggi acquistiamo dall’Asia. Solo per effetto del cambio, perché compriamo in dollari, c’e’ una perdita di 4 milioni di euro – ha sottolineato Manzi – siamo contrari alla delocalizzazione dei motori perché nel momento in cui si produce in Asia l’unico stabilimento europeo della Honda destinato alla produzione delle moto diventa solo un’azienda di assemblaggio. La capacità di produrre un modello dalla A-Z e’ la storia della Honda Italia: sara’ una perdita di qualità e di fette di mercato perche’ si perde il simbolo che ha fatto grande lo stabilimento della Honda, il motore SH”. Manzi ha poi ricordato l’impegno dei sindacati, che questa mattina hanno tenuto una conferenza stampa congiunta sul caso Honda, e dei lavoratori per contribuire al rilancio dello stabilimento di Atessa: “404 posti di lavoro persi dal 2008 a oggi, contratti a tempo indeterminato spariti, abbiamo dato lacrime e sangue. Alla proprietà giapponese abbiamo dato fiducia e pretendiamo fiducia: la Honda di Atessa ha bisogno di un prodotto valido per il mercato europeo, non di scooter o pezzi da assemblare. La Honda nel mondo ha fatto utili per 300 bilioni di dollari, ha investito di recente 256 milioni di euro per lo stabilimento inglese che produce l’auto Civic in Inghilterra – ha concluso Manzi – mentre in Italia sono stati investiti solo 800mila euro per l’unico stabilimento produttivo di moto in Europa”.

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