Ricerche petrolifere, si fa leva ‘sull’opportunità’ per l’Italia

Necessità di approvvigionamento energetico, possibilità di occupazione, sicurezza nelle attività estrattive e crisi nel settore dell’Oil & Gas. Sono gli aspetti toccati a Piacenza in occasione di un convegno organizzato per presentare il libro ‘Piacenza nella storia degli idrocarburi’ a cura di Germano Ratti, Maurizio Pavesi e Renato Passerini. Se si guardano le posizione e si leggono bene i pensieri espressi dagli intervenuti si fa presto a comprendere quanto sarà arduo il percorso che cittadini, amministrazioni e associazioni ambientaliste dovranno ancora percorrere per riuscire a ostacolare progetti e realizzazioni di attività estrattive, a mare e a terra, in Abruzzo. E non solo in Abruzzo.

Iniziamo con le motivazioni, che spostano i discorsi soprattutto verso la convenienza. “Potrebbe essere un’opportunità per l’Italia, con le aziende energetiche pronte a fare importanti investimenti, a condizione che ci sia un “contesto normativo chiaro, certo e trasparente”. Ne è convinto Carlo Vito Russo, Direttore Upstream Sud e Centro Europa dell’Eni. “Le crisi nel settore Oil & Gas si sono ripetute ciclicamente nella storia, anche quella attuale sicuramente passerà, quando finirà non è facile dirlo. Ancora per molto tempo gas e petrolio copriranno una larga parte della domanda di energia, pertanto sarà necessario poter estrarre gas e petrolio a un prezzo sostenibile per l’industria – ha premesso Russo nel corso del suo intervento in una città che fa parte di uno dei più importanti distretti petroliferi italiani. Per Russo “in un contesto di forte austerità prolungata come quello che stiamo vivendo è inevitabile l’attuazione di politiche volte al taglio dei costi e delle attività programmate è indispensabile mantenere una visione positiva per intraprendere azioni in grado di accelerare l’uscita dalla crisi e rendere il settore più forte ed efficiente: il taglio dei costi e il differimento degli investimenti sono misure che vanno bene nel breve termine; nel lungo periodo occorrerà far ripartire gli investimenti esplorativi e di sviluppo”.

Il contributo che il rilancio del settore può dare alla ripresa dell’economia italiana è, secondo Russo, “considerevole”, se si considera che “la stima delle riserve certe, probabile e possibili di gas e petrolio è di 350 milioni di tonnellate di olio equivalente a cui si deve aggiungere il potenziale esplorativo che a causa dell’assenza di attività esplorativa non può essere quantificato. Se riuscissimo a mettere in produzione anche solo una parte di tali risorse si potrebbero attivare investimenti per circa 10 miliardi nell’arco di un quinquennio, creare posti di lavoro per oltre 5000 persone per i prossimi 6-10 anni, oltre a entrate fiscali e rilevanti risparmi sulla bolletta energetica e in ultimo, non per importanza, si ridurrebbero le emissioni (il 93% della produzione italiana è gas, solo il 7% olio”. Per poter impiegare questa massa di investimenti, ha avvertito poi il dirigente, è indispensabile “un quadro di riferimento normativo certo, chiaro e trasparente”. Purtroppo, “le lungaggini burocratiche rendono farraginoso l’iter per la concessione di permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi”, un aspetto spesso “ostaggio della politica locale”, tanto che “alcune compagnie stanno facendo un passo indietro, rinunciando a permessi di ricerca” a causa della forte ostilità delle comunità locali verso tutto ciò che riguarda il settore oil&gas”. Su cui gravano, come ha ricordato durante il suo intervento il direttore generale Risorse energetiche del ministero dello Sviluppo economico, Franco Terlizzese, “tanti pregiudizi” che ignorano il fatto che “siamo il miglior Paese europeo per gli standard di qualità”. “Le difficoltà – ha aggiunto Terlizzese – sono spesso dovute a un gap informativo o a una sbagliata comunicazione alle popolazioni interessate dai vari progetti o investimenti nel comparto”. Eppure, come ha ricordato Russo, grazie alla continua ricerca e alla costante innovazione tecnologica è “aumentata la sicurezza delle persone e dell’ambiente”, fino a rendere l’industria petrolifera “tra le più sicure. Gli indici infortunistici di Eni – ha concluso Russo – sono ormai vicini allo zero”, senza dimenticare inoltre che “le attività estrattive e di coltivazione in Italia sono soggette a controlli tra i più severi al mondo, le tecnologie utilizzate garantiscono standard di sicurezza elevatissimi, tutto ciò può garantisce uno sviluppo economico ambientalmente sostenibile e compatibile”.

Infine la posizione del Governo. Dal sottosegretario all’Economia, Paola De Micheli arrivano rassicurazioni sulla strategicità del comparto: “gli investimenti per la filiera dell’energia devono essere uno dei punti fermi della politica industriale italiana per poter avere uno sviluppo armonioso del settore energetico che troppo spesso si è scontrato con una paura immotivata e la poca conoscenza da parte della popolazione”.

 

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