La Fiom denuncia: “alla Sevel più Ducato ma scendono i diritti di chi lavora”

Non è la prima volta, negli ultimi mesi, che la Fiom apre uno spaccato sulla Sevel e sulle condizioni di lavoro nella fabbrica del Ducato. Il sindacato ora chiede un intervento della politica, la riapertura di un confronto e un monitoraggio del servizio di Medica del Lavoro della Asl Lanciano-Vasto-Chieti per accertare quale sia lo stato psico-fisico dei lavoratori.

Sono le posizioni espresse dal sindacato dei metalmeccanici nella conferenza stampa tenutasi oggi, nella sala conferenze dell’Hotel Anxanum, a Lanciano, alla presenza del segretario provinciale, Davide Labbrozzi, di quello regionale, Alfredo Fegatelli, del coordinatore nazionale Fiom per il settore motori e auto Michele De Palma e Antonio Teti della rsa di stabilimento.

Più produzione, da record, visti i numeri a fine 2015, ma con molti, troppi sacrifici. Insomma, in Sevel come sulle montagne russe: risultati eccellenti sotto il profilo dei modelli di Ducati usciti dallo stabilimento di Val di Sangro, ma come se oltre i cancelli vi fossero 300 lavoratori in più. Un termine di paragone lo offre Teti: “nel 2008, un’altra annata importante sotto il profilo della produzione, producemmo 258 mila furgoni con 7100 dipendenti, nel 2015, dalla Sevel sono venuti fuori 260.800 veicoli, ma con 6.300 dipendenti, ai quali debbono aggiungersi 50 part-time e 250 trasfertisti”.

Crescita dei volumi, che la Fiom considera molto positivamente, ma che non è accompagnata dalla crescita dei diritti di chi lavora. Anzi, c’è una continua e progressiva riduzione degli stessi. A cominciare dal taglio delle pause. C’è poi l’aspetto legato alle nuove assunzioni con il jobs act.  “A dicembre vennero annunciate 304 assunzione, nella realtà non si è fatto altro che trasformare i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, che non garantisce il mantenimento del posto di lavoro dato che i lavoratori possono essere comunque licenziati – spiega Labbrozzi.

Ma ci sono anche gli incentivi in discussione. Nonostante la Sevel sia una delle fabbriche del gruppo Fiat considerata trainante, nessun premio ha riguardato i suoi lavoratori. “Non un euro perché secondo il parametro coniato dalla Fiat, il World class manifacturing, non conta il numero di veicoli prodotti, ma tutta una serie di altri indicatori – spiega de Palma.

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