Sanità: progetti e polemiche sul riordino

Nessuna chiusura degli ospedali di Atessa e Guardiagrele, ma dal primo marzo partirà la riconversione del presidio di Guardiagrele, mentre ad Atessa il processo partirà più avanti, tenuto conto che avrà nel frattempo 20 posti letto di lungodegenza.

Lo specifica l’assessore alla programmazione sanitaria Silvio Paolucci, cercando di sgombrare il campo delle critiche che gli sono piovute addosso dalle opposizioni – e non solo – all’indomani della riunione che si è svolta ieri a Pescara, nella sede dell’Agenzia Sanitaria Regionale, con le organizzazioni di categoria del comparto sanità e con le associazioni civiche, sul riordino della rete ospedaliera abruzzese in base alle disposizioni del Decreto Lorenzin. All’incontro, promosso da Paolucci, hanno partecipato 21 rappresentanze sindacali, intervenute con i propri organismi regionali e provinciali. C’erano, tra gli altri, Maurizio Spina, Vincenzo Traniello e Davide Farina della Cisl; Roberto Campo della Uil; Carmine Ranieri della Cgil; Alessandro Di Felice dell’Anpo; Itala Corti della Cimo; Giancarlo Rossetti della Fimmg; Filippo Gianfelice e Luciano Marchionno dell’Anaao. Nell’occasione sono stati illustrati i provvedimenti conseguenti all’applicazione del Decreto, con particolare riferimento agli indicatori previsti per i presidi ospedalieri e per le singole discipline, che sono stati già sottoposti all’interlocuzione e al contributo delle 4 Asl, oltre che dei gruppi di lavoro che hanno lavorato alla riorganizzazione della rete ospedaliera e di quella dell’emergenza urgenza. Una proposta tecnica, in ogni caso, aperta a contributi migliorativi, purché si tratti di modifiche che rispettino il vincoli imposti dallo stesso Decreto. L’assessore Paolucci, nel suo intervento, ha anche ribadito l’ipotesi di riordino della rete dei presidi ospedalieri (già presentata in bozza al ministero della Salute), che prevede in Abruzzo 7 DEA di primo livello, 4 ospedali di base, 2 ospedali di area disagiata e 3 riqualificazioni di presidi ospedalieri.

Un panorama che ha subito innescato la reazione delle minoranze in Consiglio regionale. Il primo a far sentire la sua voce, il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo per il quale “non bastano le rassicurazioni e le chiacchiere del centrosinistra, i fatti purtroppo dicono altro. Mancava solo l’ufficialità che ieri è arrivata attraverso una nota del commissario ad acta D’Alfonso inviata alla Asl di Chieti e all’assessore alla sanità: seguendo supinamente e passivamente i dettami del decreto Lorenzin, dal 1 marzo Guardiagrele e Atessa perderanno i loro presidi ospedalieri che saranno riconvertiti in strutture dedicate ‘a svolgere attività sanitarie di natura distrettuale, riabilitativa ed erogative di cure intermedie’. Questo vuol dire, si legge nella nota, ‘elisione delle attività assistenziali di ricovero e cura con conseguenze caducazione dei posti letto. Mi chiedo innanzitutto, queste comunicazioni riguardano anche le altre Asl o coinvolgono esclusivamente la provincia di Chieti? Intanto, nel silenzio assordante di chi ieri si scagliava contro la riforma ospedaliera voluta dal governo Chiodi oggi assistiamo a questa spoliazione vestita da ‘riconversione’. Il commissario invita pertanto il direttore della Asl Flacco a ‘valutare gli effetti conseguenti sulle attività della spesa, di acquisizione di beni e servizi nonché alle dinamiche del personale’.

Ma non solo Forza Italia è intervenuta. Lo ha fatto anche il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente. “L’ impressione – ha detto il primo cittadino – è che la Regione stia percorrendo la strada della balcanizzazione della sanità. Pensare di riorganizzare il settore guardando solo agli aspetti tecnici, su una mera base numerica, e senza un ragionamento politico, significa non andare da nessuna parte. Se per riorganizzazione si intende prendere il decreto Lorenzin e calarlo nella realtà locale, allora può farlo un qualsiasi dirigente del ministero – ha proseguito il sindaco -. Per preservare il comparto sanitario dalla deriva bisogna invece partire da un ragionamento politico. Innanzitutto, si fanno due ospedali di secondo livello o uno solo? Questa è la prima domanda. Voglio capire come si organizzerà, alla luce di questo, l’assistenza ospedaliera rispetto a un milione e 300mila abruzzesi. E ancora, quale sarà il destino delle due facoltà di Medicina, le possiamo mantenere entrambe o no? Ho paura che la facoltà de L’Aquila sia stata svenduta. Qualcuno questo ragionamento lo sta facendo o no?”

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