Riorganizzazione organico TUA: la FAISA Cisal bacchetta la Regione

Nel luglio dello scorso anno, all’indomani della fusione delle tre società pubbliche che hanno dato vita al nuovo gestore del TPL regionale T.U.A., il segretario regionale della FAISA Cisal, Luciano Lizzi aveva posto l’attenzione sulla riorganizzazione dell’organico della nuova società. Oggi, ripropone le stesse tematiche e in maniera più incisiva e chiede di avviare un confronto urgentemente.

Con una nota inviata al Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al consigliere delegato Camillo D’Alessandro, al Presidente dell’ARPA Luciano D’Amico e ai gruppi consiliari della Regione Abruzzo, Lizzi parla espressamente di “mantenimento dei privilegi e delle rendite di potere agevolando alcuni e penalizzando altri”. E spiega queste affermazioni. “Sono a conoscenza di denaro pubblico impegnato per affidare ad un noto professionista lo studio di un nuovo organigramma e di una struttura societaria sostenibile – dice il responsabile regionale della FAISA Cisal -. E’ stato comunicato alle organizzazioni dei lavoratori che lo studio affidato al professionista non è piaciuto all’amministrazione regionale perché, probabilmente, non erano sufficienti le posizioni messe a disposizione degli aspiranti dirigenti, quadri, funzionari etc. A nulla sono valse le mie proteste per i soldi spesi e per il fatto che nessuno è stato messo a conoscenza della struttura proposta dal professionista. So soltanto che si è tornati al vecchio modello con tante poltrone, poltroncine, sedie, sgabelli e strapuntini. Da una stima approssimativa, gli esuberi tra i dirigenti sono proporzionali a quelli tra funzionari, quadri e impiegati e per questo tutti dovremmo ringraziare la Regione Abruzzo, che si è impegnata a non licenziare nessuno: invece, sto assistendo ad un patetico tentativo di mantenere privilegi, rendite di potere da parte dei dirigenti e dei quadri amministrativi senza considerare la grave situazione della Società, che ha visto nell’ultimo anno decurtati 22 milioni di euro dal budget di spesa da parte dell’amministrazione regionale e in parte dal governo Renzi. Mentre la società non paga più i fornitori di beni essenziali quali pezzi di ricambio, gasolio, non paga i fornitori di servizi e le imprese di pulimento che, a loro volta, non erogano stipendi ai dipendenti, decurta addirittura i contributi sindacali ai lavoratori senza versarli ai rispettivi sindacati. Mentre accade tutto ciò, la politica, i dirigenti e i quadri si azzuffano per i privilegi, il potere e i soldi. Questa sigla ha partecipato attivamente alla stesura del nuovo contratto da applicare ai lavoratori della nuova società, accettando l’estensione abnorme dei nastri lavorativi per l’extraurbano fino a 13 ore e fino a 7 per l’urbano. Ha accettato di sacrificare i vecchi modelli contrattuali per seguire un percorso virtuoso che avrebbe dovuto condurre la società fuori dalle secche della carenza di liquidità. La Società oggi sta chiedendo nuovi sacrifici ai lavoratori, come rinunciare ad attività commerciali storiche che hanno portato lustro e introiti alle aziende: i lavoratori chiedono, invece, che le attività commerciali che si vogliono alienare siano affidate alla gestione di persone competenti che abbiano voglia di farle funzionare e di non privatizzarle. Sto assistendo alla morte lenta di una grande azienda che, per imperizia di chi ne dispone le sorti, non riesce a dare il colpo di reni necessario per la salvezza. Ad oggi non si riesce a riorganizzare nessuno dei settori della società a causa dei veti incrociati che provengono da tutte le parti: quello amministrativo allo sbando senza riferimenti e senza organizzazione; il settore esercizio che, con il dirigente presente, non riesce a relazionarsi con i territori; il manutentivo senza guida, con orari di lavoro diversificati. I pochi tentativi di rimetterli a posto si sono scontrati con i vari potentati locali. Se alcuni dirigenti non sono utili allo scopo societario andrebbero rimossi o ricollocati in maniera utile, anche come semplici funzionari e non strapagati per scaldare le sedie. Se quadri e funzionari sono in esubero o non qualificati per le necessità aziendali andrebbero avviati a corsi di formazione e ricollocati nelle posizioni disponibili, anche più in basso, dove l’organigramma prevede la scopertura, invece ho accertato che l’indirizzo della Società è esattamente quello che questa organizzazione aziendale non potrà mai accettare. Se non vi saranno cambiamenti rispetto a questi temi, l’organizzazione sindacale FAISA sarà costretta a ritirare ogni collaborazione con i mittenti della presente. Per queste ragioni è necessario inviare celermente l’organigramma aziendale commissionato dal professionista incaricato che, vi rammento, è stato pagato con i denari dei contribuenti abruzzesi comunicandoci, altresì, le motivazioni per cui non si vuole adottare”.

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