La Fiom chiede nuove assunzioni alla Sevel

Dalla Sevel la Fiom Chieti, Fiom Abruzzo e Rsa Fiom attendono nuovi assunzioni per far fronte ad un trend positivo con una richiesta del mercato oramai consolidata e con una previsione che nel 2016 assorbirà circa  280.000 veicoli. La sigla sindacale, attraverso una nota, fa presente che “in riferimento all’ultima comunicazione effettuata dalla direzione della fabbrica di Val di Sangro per quanto concerne il calendario dei sabati di straordinario da effettuarsi nel mese di aprile, si evince la conferma di quanto sostenuto dalla Fiom nel corso degli ultimi mesi: la Sevel pensa di sostenere i volumi produttivi aggiuntivi con il ricorso allo straordinario. Dopo sedici mesi consecutivi di ricorso a turni aggiuntivi di straordinario non si può continuare a sostenere che ci si trovi in presenza  di picchi di mercato del veicolo commerciale, per il Ducato, Jumper e Boxer. Detti  volumi non sono raggiungili con gli occupati attuali nonostante i continui aumenti di produttività attuati con le famose “ottimizzazioni” dei tempi di lavoro, gli inserimenti di fine 2015, di oltre 270 nuovi assunti con il Jobs Act, non portano di per se ad un aumento dell’impostato giornaliero perché sostituiscono per parte le uscite a vario titolo, pensionamenti, dimissioni e licenziamenti. A questo va aggiunto che una parte delle assunzioni è stata destinata a mansioni di supporto alla produzione. Inoltre la risposta data nel 2015 alle maggiori richieste di veicoli con il ricorso a tutte le 120 ore di straordinario previste dal CCSL, 15 giornate a testa di lavoro in più, non è riproponibile per il 2016 se non si vuole aggravare la condizione psicofisica di chi opera sulle linee. Il rischio di esposizioni a gravi patologie è alto, a questo va aggiunta la questione economica, penalizzante è lo straordinario per via dell’aumento della tassazione sul salario. È indispensabile che la dirigenza Sevel utilizzi la leva delle assunzioni per un numero consistente di operai che sarebbe anche una risposta concreta alle esigenze occupazionali del territorio. Non si fa fabbrica se non si opera per l’incremento dei livelli occupazionali”.

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