Nuove ombre malavitose sulla ricostruzione de L’Aquila

I carabinieri del Nucleo Investigativo Provinciale di Caserta stanno eseguendo in diverse province italiane una serie di arresti su un nuovo filone d’indagine legato alla ricostruzione L’Aquila. E proprio uno dei provvedimenti restrittivi è stato eseguito nel capoluogo. Gli altri, in totale cinque, sono in corso a San Cipriano da Aversa, nel casertano, Napoli, Benevento e Frosinone. Le accuse che vengono mosse ai cinque a vario titolo sono estorsione in concorso aggravata dall’utilizzo di armi e di detenzione e porto illegale di armi, fatti ulteriormente aggravati dall’uso di metodi mafiosi. L’operato degli indagati sarebbe stato finalizzato a favorire il clan dei Casalesi, in particolare la fazione riconducibile ad Antonio Iovine, detto “O Ninno”.

E’ proprio il provvedimento di custodia cautelare disposto a L’Aquila a rafforzare l’ipotesi relativa alla presenza di appartenenti e fiancheggiatori del clan dei Casalesi legata alla ricostruzione della città dell’Aquila, un timore espresso e denunciato recentemente anche dal parroco di Tempera don Giovanni Gatto.

Ma non è solo questa la novità che vede al centro L’Aquila. Stamattina la Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro patrimonio delle società responsabili del crollo del balcone a Cese di Preturo. Valore del sequestro, 18 milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per indagini preliminari del Tribunale Giuseppe Romano Gargarella nei confronti delle imprese responsabili dei lavori di realizzazione dei moduli abitativi antisismici del progetto Case di Cese di Preturo.

L’operazione delle fiamme gialle è il culmine delle indagini di polizia giudiziaria, coordinate da Fausto Cardella, procuratore della Repubblica del tribunale aquilano, insieme al sostituto procuratore, Roberta D’Avolio, e delegate al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, congiuntamente al nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del corpo forestale dello Stato, in seguito al crollo del balcone di un edificio del progetto Case di Cese di Preturo, avvenuto il 2 settembre del 2014.

Le indagini hanno permesso di attribuire la responsabilità del crollo del balcone e le carenze strutturali dei materiali utilizzati nel progetto Case a 37 persone, raggiunte da avvisi di garanzia nell’ottobre del  2015 e coinvolti nella vicenda in qualità di componenti delle commissioni di collaudo, di responsabili dei procedimenti amministrativi, di direttori dei lavori, di tecnici di cantiere e progettisti e di imprenditori esecutori dei lavori.

A vario titolo ai responsabili venivano contestati i reati di crollo di costruzioni o altri disastri dolosi, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale, truffa aggravata ai danni dello Stato e frodi in pubbliche forniture.

Le indagini hanno inoltre rivelato che i materiali impiegati nella costruzione dei moduli abitativi in questione non erano conformi alle norme; nello specifico gli elementi strutturali in pannello multistrato utilizzati per realizzare i solai dalla Futuraquila società consortile a.r.l., erano privi di collante, cosa che ha causato la riduzione di resistenza e tenuta nel tempo delle strutture; inoltre il materiale incriminato proveniva da uno stabilimento polacco di Konskie e risultava privo di attestati che certificassero l’idoneità del materiale prodotto agli usi cui era destinato.

In favore di Futuraquila la presidenza del consiglio dei ministri – dipartimento della protezione civile aveva erogato 18.145.778,49 di euro: finanziamento grazie al quale la società era riuscita a procursi un ingiusto profitto ai danni della pubblica amministrazione.

Per questo la guardia di finanza ha provveduto al sequestro di beni per oltre 18 milioni di euro, a scapito degli asset aziendali di tre società con sede a Napoli, costituenti la società denominata Futuraquila società consortile a.r.l..

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