Fondovalle Sangro, la grande incompiuta

Non c’è stata solo la conferenza stampa di stamattina nella sede di Forza Italia nel centro di Lanciano e tenuta dal parlamentare Fabrizio Di Stefano e dal presidente della Commissione Vigilanza e consigliere regionale Mauro Febbo a riportare al centro dell’attenzione il mancato completamento della Fondovalle Sangro. Della strada statale 652, come una delle incompiute d’Italia, si è occupata anche la stampa nazionale, in particolare il Fatto Quotidiano.

Ma andiamo per odine. Nell’incontro con i giornalisti, Di Stefano e Febbo hanno attaccato frontalmente il governatore Luciano D’Alfonso, reo d’aver promesso, e mai mantenuto, i suoi impegni sul completamento dell’arteria che, non solo dovrebbe facilitare i collegamenti tra Adriatico e Tirreno, ma permetterebbe alle fabbriche, piccole e grandi, che insieme rappresentano la voce più importante del prodotto interno d’Abruzzo, di far arrivare più velocemente i propri prodotti sui mercati.

“Riassumo gli ultimi anni della storia travagliata di questa importantissima opera: la SS 652 Fondovalle Sangro: come stabilito dall’art. 3 del Decreto Legge 133 del 12 settembre 2014 doveva essere cantierabile per il 31 agosto 2015. La Commissione VIA regionale si è espressa con parere n. 2471 del 12 febbraio 2015 sul progetto ANAS. Su questo progetto ANAS, ad oltre un anno dal Decreto di finanziamento della Fondovalle Sangro (12 settembre 2014), è stata raggiunta l’intesa tra Regione e Governo (6 ottobre 2015) -Masterplan- L’annunciata pubblicazione del bando di gara da parte del Presidente D’Alfonso per il 31 ottobre 2015 è abbondantemente superato – specifica Di Stefano -. Il 5 aprile 2016 l’ANAS deposita un nuovo progetto alla Commissione VIA regionale – ha spiegato Di Stefano – che rimarrà in pubblicazione per 45 giorni. Successivamente si dovrà di nuovo esprimere la Commissione, e quindi, raggiungere una nuova intesa tra Regione e Ministero e poi la Conferenza dei Servizi per l’acquisizione dei pareri (Paesaggio, archeologico, autorità di bacino, comuni, usi civici ecc…). A questo punto – dice Di Stefano- alcune considerazioni: non era stato promesso anche a Marchionne, quando in pompa manga fu ricevuto in Val di Sangro che quest’ opera, ritenuta fondamentale dal Presidente della Fiat, sarebbe stata realizzata in tempi rapidissimi dalla Regione a guida D’Alfonso “facile e veloce”? Per quale motivo, mentre annunciava che l’appalto sarebbe stato espletato entro il 31 marzo scorso, lo inseriva nel MASTERPLAN con previsione 2017? Mentiva sapendo di mentire? Prendiamo per vero quanto detto dall’ANAS al Presidente Febbo in Commissione di Vigilanza, e cioè che l’opera non sarà appaltata prima del 2018. E chiederemo anche con un’interrogazione Parlamentare se il finanziamento concesso con lo SBLOCCA ITALIA è ancora a disposizione della Regione Abruzzo? Infine registriamo che, se togliamo anche questa opera per il territorio frentano, per il Presidente D’Alfonso, Lanciano e il suo circondario non esistono nel Masterplan. Eppure in tante occasioni egli stesso e i suoi fedelissimi si erano riempiti la bocca parlando di collegamenti veloci tra Lanciano e il casello autostradale e tra il capoluogo e la Fondo Valle Sangro. Solo chiacchiere, zero fatti”.

Fin qui i politici. C’è poi l’inchiesta di Maurizio Di Fazio, del Fatto Quotidiano, che scrive: “Un nuovo capitolo nella quarantennale e controversa storia della strada statale 652, meglio conosciuta come Fondovalle Sangro, la strada a scorrimento veloce pensata per collegare la costa adriatica abruzzese al Molise interno e all’Autostrada del Sole. Al centro della scena questa volta il completamento (in ritardo) dei lavori di costruzione del tratto compreso tra Gamberale e Civitaluparella, due comuni della provincia di Chieti. “Secondo lotto, secondo tratto, secondo stralcio” si legge nel progetto dell’Anas: il primo tratto, di poco più di due chilometri (la cosiddetta “Variante di Quadri”) era stato aperto nella primavera del 2014 dopo sei anni di cantiere. Costo dell’infrastruttura, almeno 40 milioni di euro: venti milioni a km. I tempi erano derivati dalle numerose frane che avevano colpito l’area: era stata rinviata persino l’inaugurazione, per un cedimento “dovuto alla pioggia”. I lavori erano stati eseguiti dalla Tecnis di Catania, commissariata a dicembre dopo l’arresto dei suoi vertici nell’inchiesta “Dama Nera” e dopo una interdittiva antimafia.

Nel febbraio 2015 il Comitato V.i.a. (valutazione di impatto ambientale) della Regione Abruzzo dà semaforo verde al progetto del secondo lotto della Gamberale-Civitaluparella, proposto dall’Anas. Le carte geologiche parlano chiaro – sottolinea Di Fazio -: quella è una zona fortemente fragile e dissestata, bisognerebbe quindi procedere coi piedi di piombo. “Per quanto riguarda il tratto di strada in oggetto, si ribadisce che è interessato da tratti in frana. Fatta eccezione per l’alternativa n.1, in sede, che si sviluppa sostanzialmente in aree a rischio moderato, le restanti alternative attraversano zone a pericolosità elevata (classe P2) lambendone una a pericolosità molto elevata (classe P3)” si legge nell’istruttoria dei funzionari regionali abruzzesi al V.i.a.

E invece tra le varie opzioni in campo viene scelta una di quelle a maggiore rischio idrogeologico. Nonostante i precedenti specifici della Variante di Quadri. “Hanno scartato la proposta meno problematica che ricalca il tracciato attuale per far passare una nuova variante che attraverserebbe aree classificate a rischio, e addirittura una frana attiva” racconta a ilfattoquotidiano.it Augusto De Sanctis, l’ambientalista abruzzese che ha denunciato le incongruenze del piano.

Trascorre un altro anno, e il terreno smotta ancora: frane “imprevedibili” o De Sanctis aveva visto giusto? L’Anas rivede il progetto del febbraio 2015, che dovrà adesso tornare nuovamente al vaglio del V.i.a. La società che gestisce la rete stradale e autostradale di interesse nazionale fa di più: allarga la sua proposta di un anno fa. Ma la consapevolezza di giocare con l’alea del dissesto idrogeologico deve essere ben presente: “Sopralluoghi recenti (febbraio 2016) hanno evidenziato una rapida evoluzione del complesso franoso denominato area A1 Masseria Mincolavilla” scrivono i tecnici Anas. Ed ecco la nuova proposta: un tracciato “con allungamento del tratto in galleria naturale per complessivi 2500 metri – ci dice ancora De Sanctis – Quattordici mesi fa avrebbe dovuto svilupparsi per 730 metri”. Facile immaginare una levitazione dei costi, se così sarà, visto che le gallerie costano quattro o cinque volte di più di una normale strada a raso. Oltre a questa novità, l’Anas prevede tre viadotti e due ponti (per un totale di 1200 metri), una galleria artificiale da 80 metri e opere varie di drenaggio e sostegno. Il terreno prescelto resta franoso. “Per completare l’ammodernamento della SS652 tra la stazione di Gamberale e l’abitato di Quadri, risulta necessario provvedere, lungo l’asse del futuro tracciato, alla stabilizzazione di alcuni corpi di frana attraversati” redigono ancora gli stessi uomini Anas. “Tra le cinque scelte possibili, viene rigettata quella più logica e sostenibile – conclude De Sanctis – eppure basterebbe adeguare la Statale esistente. Perché l’Anas sembra voler scegliere sempre le soluzioni più rischiose?”.

“Abbiamo provveduto a modificare il precedente tracciato di progetto, estendendo il tratto in galleria, al fine di scongiurare eventuali problemi in relazione ai movimenti franosi evidenziati e approfonditi” replica a ilfattoquotidiano.it l’ufficio stampa di Anas. I costi aumenteranno? “Sì. Il costo dell’opera è passato da 120 a 190 milioni di euro, compreso un ulteriore incremento per stabilizzare un corpo di frana nella parte iniziale del tracciato”. Ma perché scegliere proprio questa opzione, che è la più dispendiosa? “L’obiettivo dell’intervento è proprio quello di innalzare gli standard di servizio e di sicurezza dell’infrastruttura, attualmente caratterizzata da un tracciato tortuoso e geologicamente difficile, realizzando un nuovo tracciato più diretto”. Eppure la Variante di Quadri inaugurò solo dopo otto anni, e i suoi costi fermentarono per via delle frane. E anche nel 2015 il vostro progetto sembrava non tenere conto del dissesto idrogeologico. Come ribattete a chi vi accusa di sposare i progetti più rischiosi e antieconomici? “La variante di Quadri ha avuto notevoli problemi che sono stati in seguito risolti e che hanno portato ai dovuti approfondimenti sul lotto Civitaluparella-Gamberale”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *