Detenuto a Lanciano e autorizzato a diventare papà con l’inseminazione artificiale

Fabio Cucina, 45 anni, palermitano, pluricondannato per traffico di droga (uscirà dal carcere per il 2023) detenuto nel carcere di Lanciano, nel prossimo autunno diventerà padre per la terza volta dopo aver ottenuto l’autorizzazione per l’inseminazione artificiale.

La procedura è stata permessa dalla direzione del carcere di Villa Stanazzo, dopo che – per motivi pratici – non era stata ammessa nel carcere palermitano di Pagliarelli. Più volte riconosciuto colpevole di una serie di traffici di sostanze stupefacenti, Cucina deve scontare un cumulo di pene per complessivi 24 anni, salva la possibilità di una nuova condanna per un altro processo ancora. Il permesso è passato attraverso i nulla osta del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dell’Azienda sanitaria provinciale di Chieti, che ha effettuato i necessari controlli igienico-sanitari e fornito assistenza con psicologi e servizi sociali. Un’azienda privata si è poi occupata degli aspetti pratici. E’ stato lo stesso Cucina a voler rendere nota la circostanza. Originario del quartiere dello Sperone e di Brancaccio, vicino a personaggi mafiosi come Leonardo Grippi e Andrea Bonaccorso (quest’ultimo oggi pentito), il detenuto non è mai stato ritenuto responsabile di aver agito per conto di Cosa nostra. In passato i boss della sua zona, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, riuscirono a inseminare le mogli dal carcere, senza mai avere avuto alcuna autorizzazione. I figli sono oggi quasi diciannovenni e non si è mai scoperto come siano nati. Stessa cosa per Salvino Madonia, killer dell’imprenditore Libero Grassi, padre di un ragazzo (oggi anche lui quasi maggiorenne) generato “in cattività”, senza che mai si sapesse come avesse potuto fare. Cucina, pesce più piccolo ma non troppo, ha scelto invece la via della legalità.

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