Sansificio Vecere di Treglio, incontro tra comune e società

Incontro dell’amministrazione di Treglio con i dirigenti del sansificio e della centrale a biomasse, entrambi di proprietà della famiglia Vecere. Un confronto in Comune tra il sindaco Massimiliano Berghella, la giunta, il tecnico del Comune Tommaso Giambuzzi, il segretario comunale Angelo Radoccia e gli amministratori delegati del Sansificio Vecere, ossia Enrico Vecere, e della società Gestione Calore Treglio, Antonio Vecere, per la centrale a biomasse.

“Una riunione – spiega il primo cittadino, Massimiliano Berghella – in cui i vertici societari si sono dimostrati disponibili e collaborativi. Abbiamo cominciato ad esaminare le questioni tecniche riguardanti gli impianti”. Dove, questa mattina, il capo della giunta, assieme a Giambuzzi e ai vigili urbani, ha effettuato anche un sopralluogo.

Nei giorni scorsi, comunque, seguendo la linea tenuta finora in questa spinosa vicenda, con una lettera inviata al presidente della Regione Abruzzo, all’Arta e alla Asl Chieti Lanciano Vasto, il Comune di Treglio, per la terza volta ha chiesto “l’avvio del procedimento di delocalizzazione dello stabilimento Sansificio Vecere srl”. In precedenza era successo nel febbraio e maggio 2014. “Istanza che al momento pare necessaria – dice il sindaco di Treglio, Massimiliano Berghella – per questioni igienico -sanitarie. Un atto volto alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia ambientale”.

Le autorizzazioni concesse a suo tempo alla società per la messa in esercizio dell’impianto – evidenzia ancora il primo cittadino – scadono nel corso dell’anno”. Naturalmente la famiglia Vecere, titolare dell’attività, ha chiesto il rinnovo dei permessi e la questione, una volta di competenza degli uffici provinciali, ora, da prassi, approderà in Regione in una Conferenza dei servizi per l’Autorizzazione unica ambientale (Aua) e/o l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). “Per ciò – evidenzia Berghella – vogliamo capire, verificare e controllare. Fermo restando che il rilascio dell’Aia prevede, da parte del gestore dell’impianto, che siano state individuate e adottate le migliori tecnologie disponibili o Best available techniques (Bat), ovvero le tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che – tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto – garantiscano bassi livelli di emissione di inquinanti, l’ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un’adeguata prevenzione degli incidenti. Vogliamo capire se questi parametri vengano rispettati nel sansificio”.

I dubbi – a seguito anche dell’inchiesta della Procura di Lanciano – sono inoltre sui cattivi odori, sulla qualità delle emissioni in atmosfera, sull’impatto acustico, sulle metodologie di stoccaggio. Ricordiamo – conclude Berghella – che i due impianti produttivi sono stati posti sotto sequestro. Il sansificio, in particolare, è stato a lungo bloccato per problemi a due caldaie (Buzzi 1 e Buzzi 2) che, è stato riscontrato dai consulenti della magistratura, hanno superato i limiti imposti dalla Provincia riguardo alle emissioni di monossido di carbonio (CO), ossia 1500 mg per metro cubo d’aria. Si tratta di essiccatori datati, del ’74 e del ’96 e per questo risultati non adeguati. Altro discorso per il Buzzi 3, del 2006, sottoposto a migliorie tecnologiche ma che, nelle verifiche imposte dalla Procura nel dicembre scorso ed eseguite dall’Arta, è risultato sforare i limiti dei COV (Composti organici volatili), cioè degli inquinanti atmosferici”.

 

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