Peculato: condannato ex presidente dell’Ato 4 Pescarese

L’ex presidente dell’Ato numero 4 del Pescarese, Giorgio D’Ambrosio, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione dal Tribunale collegiale di Pescara che lo ha riconosciuto colpevole di peculato nel processo sul cosiddetto “partito dell’acqua”. La condanna riguarda l’utilizzo da parte di D’Ambrosio, all’epoca dei fatti parlamentare, dell’autovettura e dei telepass dell’Ato per recarsi a Roma, nel periodo compreso tra il settembre 2006 e il novembre 2007, per motivi estranei alle finalità dell’ente. L’ex presidente dell’Ato è stato invece assolto con riferimento ai viaggi effettuati il 16 dicembre 2007 e il 3 giugno 2008. D’Ambrosio, inoltre, è stato condannato al risarcimento del danno pari a 5 mila euro all’associazione Codici, parte civile nel processo.

Il Tribunale, presieduto dal giudice Rosanna Villani, ha anche dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per D’Ambrosio, Roberto Angelucci, ex sindaco di Francavilla, Pasquale Cordoma, ex sindaco di Montesilvano, Gabrielle Pasqualone, ex componente cda Ato, Nino Pagano, dirigente Ato, Alessandro Antonacci, ex dirigente Ato, Franco Feliciani, ex componente del cda Ato, relativamente ai reati di falso e abuso riguardanti una delibera per la proroga di alcuni incarichi e per le procedure di affidamento degli incarichi di collaborazione.

Tutti gli imputati, inoltre, sono stati assolti dagli altri reati a loro contestati a vario titolo: peculato, corruzione, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato e in violazione dell’articolo 97 della Costituzione, abuso e peculato per ulteriori episodi. Nello specifico, D’Ambrosio e il prof. Luigi Panzone sono stati assolti dalla vicenda riguardante la presunta laurea comprata. Sono cadute anche le accuse contestate all’ex presidente dell’Ato relative al pagamento di una serie di multe e alle spese di rappresentanza per cene e altre attività conviviali, anche attraverso l’utilizzo di una carta Kalibra, a disposizione dell’ente. Il pm aveva chiesto sei anni di reclusione per D’Ambrosio.

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