Droga: smantellata organizzazione per lo spaccio a Lanciano

L’operazione Arusha che ha svegliato Lanciano questa mattina, è scattata alle 5. Ottanta gli uomini impegnati agenti della Squadra Mobile di Chieti, dei commissariati di Lanciano e Vasto, squadra anticrimine di Pescara, unità cinofile e un elicottero. Eseguite 16 ordinanze di custodia cautelare, 11 in carcere e 5 ai domiciliari, provvedimenti richiesti dalla Procura della Repubblica frentana e accolti dal giudice per le udienze preliminari. Sono state eseguite anche 26 perquisizioni domiciliari, alcune delle quali hanno dato esito positivo. In un appartamento è stata scoperta una piantagione di marjiuana, in altre, dosi di cocaina.

La conferenza stampa in Procura sull'operazione Arusha

La conferenza stampa in Procura sull’operazione Arusha

Il lavoro degli inquirenti, come è stato spiegato in conferenza stampa negli uffici della Procura di Lanciano, presenti il procuratore capo facenti funzioni, Rosaria Vecchi, il Questore di Chieti, Vincenzo Feltrinelli, il capo della Mobile di Chieti, Francesco Costantini, il dirigente del Commissariato di Lanciano, Francesco Lagrasta e alcune degli agenti che hanno preso parte all’operazione, non è stato semplice e oggi si è arrivati a determinati risultati dopo sette mesi, investendo soprattutto nei mezzi investigativi classici. L’organizzazione, infatti, si muoveva con abilità ed evitava l’uso dei cellulari per comunicare. Pedinamenti, intercettazioni ambientali, appostamenti per seguire le mosse e ricostruire le piste. La droga arrivava sulla piazza locale con cadenza settimanale (dai 100 ai 250 grammi) dal riminese e dal Veneto, in particolare da Piazzola del Brenta. Da quelle centrali veniva poi smistata. Il compito di portarla a destinazione era affidato sempre ad albanesi: loro i corrieri e i custodi, avvalorando così la rotta tra i Balcani e le regioni adriatiche, emersa più volte in altre operazioni di carabinieri, finanza e polizia. Il luogo di smistamento e di rifornimento per i pusher frentani, Rocca San Giovanni. La cocaina veniva interrata in un bosco del comune frentano, un nascondiglio quasi perfetto. Già, perché la polizia, nei mesi d’investigazione, è riuscita spesso a recuperarla (quasi 300grammi), sorprendo chi si occupava di occultarla. Sequestri che avrebbero potuto portare a crepe all’interno dell’organizzazione: aspetto sul quale hanno puntato gli investigatori per riuscire ad ottenere maggiori informazioni sul gruppo e rompere il muro di omertà. Ma i sospetti, che quasi certamente sono sorti tra chi curava il traffico, anche alla luce delle intercettazioni, sono stati spesso allontananti, attribuendo niente meno che ai cinghiali la scomparsa degli involucri. Il giro, alquanto collaudato, è andato comunque avanti. “Un ruolo importante, di primo piano, lo hanno avuto le tre donne dell’organizzazione – ha tenuto a precisare il Procuratore Vecchi -. Loro curavano il taglio della cocaina, risultata essere di ottima qualità, la rete, persino l’arruolamento degli spacciatori locali. Nello spaccio, poi, non si badava a nulla. nemmeno la cessione a minori”.

Le investigazioni, come detto più sopra, hanno preso il via sette mesi fa,  quando uno dei sospettati, a novembre scorso, è stato intercettato e arrestato con 100 grammi di cocaina. Da lì sono stati ricostruiti i collegamenti tra il riminese e Lanciano, successivamente con il Veneto.

I destinatari delle misure cautelari sono: Ednand Budlla, 28 anni, Florentina Adele Drezaliu, 40 anni, Luan Haliti, 31 anni, Pellumb Zylfo, 30 anni, Gianni Marrocco, 37 anni, Gianluca Pagliarone, 43 anni, Domenico Guiscardo, 44 anni, tutti di Rocca San Giovanni; Nadia Di Donato, 38 anni, Antonio Ciccone, 40 anni, entrambi di Lanciano; Irene Ferrante, 35 anni di Perano, Sebastiano Vitullo, 43 anni di Bomba, Guglielmo Lanza Silveri, 35 anni di Castel Frentano, Marcello Mastrangelo, 50 anni di Santa Maria Imbaro, Giovanni Andreoli, 47 anni di Paglieta, Francesco Flamminio, 29 anni di Fossacesia. 34 invece gli indagati a piede libero.

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