Il Tar del Lazio riporta le trivelle in Adriatico

La notizia è apparsa oggi nella edizione on-line, il Fatto Quotidiano: il Tar Lazio – si legge – ha respinto il ricorso della Provincia di Teramo, di 7 Comuni teramani (Alba Adriatica, Giulianova, Martinsicuro, Pineto, Roseto, Silvi e Tortoreto) e di due marchigiani (Cupra Marittima e Pedaso) contro il decreto di valutazione di impatto ambientale rilasciato in favore della compagnia inglese Spectrum Geo Limited, per cercare gas e petrolio, anche con il famigerato air-gun, in oltre 30mila chilometri quadrati di mare Adriatico, da Rimini a Termoli e da Rodi Garganico a Santa Cesarea Terme, per tratti di mare che interessano 5 regioni.

Per i giudici del Tar, la valutazione di impatto ambientale è legittima, soprattutto perché non si tratta di attività di ricerca, ma di prospezione: “L’attività di ricerca – è scritto nella sentenza – è connotata da ricadute sul territorio chiaramente più gravose ed invasive di quella di mera prospezione”.

Mentre si smonta la piattaforma Ombrina, con Nuovo Senso Civico che, in queste ultime ore, chiede di verificare da dove provengano alcune macchie oleose, probabilmente petrolio, lungo la Costa dei Trabocchi, il mar Adriatico s’appresta ora a diventare campo aperto per le trivelle. Il Tar ha dunque respinto le contestazioni di Provincia e Comuni abruzzesi e marchigiani sulla procedura seguita dai ministeri competenti e che ha portato al decreto di Via: dal limite dell’area interessata, fino alla mancata Valutazione ambientale stragetica.

Determinante nel giudizio dei giudici del Tar Lazio è stato l’intervento del Ministero dell’Ambiente che ha sostenuto nelle sue memorie il fatto che “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi di cui si discute sono da considerarsi  di interesse strategico e sono di pubblica utilità. Il perimetro interessato dalla ricerca de qua è posto a ben oltre 20 miglia dalla costa e, dunque, non interferisce con le aree di interdizione  (…)  l’attività di prospezione non influenza la vocazione dei territori interessati poiché riferito alla “sola fase di ricerca”, mentre la successiva fase di coltivazione degli idrocarburi, ove reperiti, comporterà un nuovo procedimento autorizzatorio, comprensivo di una nuova procedura di” VIA; – tale attività ha carattere temporaneo (circa un mese e mezzo nel periodo invernale) e non comporta la realizzazione di opere permanenti; – più in particolare, l’attività in esame viene effettuata mediante dispositivi detti “airguns” (cannoni ad aria), i quali producono bolle d’aria che si propagano nell’acqua, con suoni di fortissima intensità e bassissima frequenza diretti essenzialmente verso il fondale; – in definitiva, le prospezioni geofisiche costituiscono attività comportanti esclusivamente inquinamento acustico ma non sono oggettivamente comprovate le ricadute sulla fauna marina – come, peraltro, accertato dall’ISPRA – e, in ogni caso, sono previste misure di mitigazione e prevenzione degli impatti sulla cetofauna, le quali risultano essere state opportunamente vagliate in sede di rilascio del decreto impugnato”.
Enrico Gagliano, del Coordinamento nazionale No Triv, commenta che “parlare di una nuova strategia energetica nazionale, come fa il governo, è l’ennesima presa in giro nei confronti dei quasi 14 milioni di italiani che il 17 aprile hanno chiesto di voltare pagina. Faremo pressioni su Regioni, Province e Comuni perché facciano ricorso al Consiglio di Stato – ha dichiarato al Fatto Quotidiano, Di Salvatore, autore dei quesiti del referendum sulle trivelle del 17 aprile scorso -. Se il legislatore avesse voluto, avrebbe potuto limitare il divieto di ricerca solo all’utilizzo del pozzo esplorativo, cosa che invece non ha fatto. Il ragionamento del Tar è contraddittorio, perché se la ratio del divieto fosse quella di contenere gli impatti particolarmente invasivi di una data tecnica di ricerca, il divieto dovrebbe riguardare a maggior ragione (se non esclusivamente) le attività di prospezione: un conto è un pozzo esplorativo che ha sì un impatto, ma limitato a un’area geografica, un conto è una tecnica di prospezione come quella dell’air-gun.

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