Estrazioni di gas in Val di Sangro: comuni e associazioni ribadiscono il no

La lotta si fa dura, anche perché i tempi sono stretti. Il prossimo 29 agosto scadono i termini per la presentazione delle osservazioni alla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale nazionale attivata presso il Ministero dell’Ambiente, così i comuni della Val di Sangro (tanti) insieme ad alcune associazioni ambientaliste, si sono uniti e dopo un esame del progetto presentato dalla società CMI Energia spa hanno messo nero su bianco i motivi del loro no ai pozzi di produzione esistenti Monte Pallano 1 e 2, alla perforazione e completamento di due nuovi pozzi Monte Pallano 3 e 4 e l’eventuale perforazione di un ulteriore pozzo Monte Pallano 5 per l’estrazione di circa 2 miliardi di Smc di gas. Il progetto prevede inoltre la costruzione di un gasdotto di circa 21 Km. ed una centrale di desolforazione del gas nell’area industriale del comune di Paglieta.

Tra i motivi di opposizione c’è che “sia il gasdotto, sia la centrale, è localizzata all’interno di aree a grave o gravissimo rischio idrogeologico. Il territorio dell’area pozzi e del primo km di gasdotto è soggetto a pericolosità da frana, confermata dalla storia del territorio degli ultimi duecento anni. Basta ricordare il viadotto della S.S. che fu abbandonato in corso di costruzione posto a poche centinaia di metri dall’area pozzi. Oppure le decine di frane che interessano tutto il versante in questione. Appare incredibile che nel 2016 si voglia localizzare un’attività così intrinsecamente rischiosa in territori gravati da elevata vulnerabilità ambientale in un paese che ad ogni pioggia subisce danni e lutti”. Inoltre, ci sono due consistenti questioni procedurali che secondo gli oppositori dovevano rendere improcedibile l’istanza da parte dei due ministeri competenti, quello dell’Ambiente sulla riproposizione della VIA in palese violazione del giudicato del Consiglio di Stato che si è già espresso negativamente sul progetto e quello del Ministero dello Sviluppo Economico per la mancanza dei requisiti di titolarità del Permesso di Ricerca da parte del proponente. Due fatti estremamente gravi che da soli dovrebbero portare a bocciare la nuova richiesta. In secondo luogo vengono evidenziate numerosissime criticità rispetto agli elaborati progettuali, che prevedono una raffineria in Val di Sangro che dovrebbe addirittura bruciare anche gli scarti di idrocarburi liquidi estratti per oltre 1400 tonnellate l’anno. In ultimo vi è il punto 16) che riguarda una sostanziale diffida al Ministero dell’Ambiente rispetto alla prassi di consentire di integrare la documentazione carente da parte dei petrolieri, nonostante vi siano precisi vincoli temporali individuati dalla legge”, hanno spiegato i sindaci e le associazioni.

Comuni e associazioni che hanno stilato il documento chiedono a tutte le istituzioni abruzzesi di far sentire la propria voce ai due ministeri e in generale al Governo. Lunedì vi sarà una riunione del comitato VIA regionale che analizzerà il progetto per inviare le osservazioni della regione a Roma.

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