Coppia di angolani salvi nel crollo dell’albergo Roma di Amatrice

Salvi per miracolo nel crollo dell’Albergo Roma di Amatrice. E che sia stato un vero miracolo per Walter Nobilio e la moglie, entrambi di Città San’Angelo, lo si capisce dopo aver ascoltato il loro incredibile racconto. Inizia tutto mercoledì mattina, quando lasciano la città angolana per trascorrere qualche giorno di vacanza. In auto raggiungono alcune zone dell’aquilano, compreso il lago di Campotosto, poi nel pomeriggio un salto a Norcia. Nella cittadina umbra vengono attratti dall’annuncio di una sagra ad Amatrice che li incuriosisce al punto di decidere di raggiungere il comune reatino. Lì trovano alloggio all’Albergo Roma, in una delle 35 stanze, la loro è al terzo piano, tra le pochissime ancora disponibili. E’ in programma nel fine settimana la 50^ edizione della Sagra dell’Amatriciana e come ogni anno ci sono molti turisti. Vivono una serata di spensieratezza tra volti nuovi e buona cucina. La vacanza, d’altro canto, è stata a lungo sognata. Tutto tranquillo. Fino alle 3:36, quando accade il finimondo. L’albergo crolla, va giù un piano dietro l’altro e quello dove si trova la coppia angolana praticamente finisce a livello stradale. La loro stanza oscilla da una parte all’altra, cadono mobili e calcinacci.

“Va via la luce e non riesco a trovare gli occhiali e il telefonino – racconta Nobilio agli amici che lo avvicinano lungo il corso di Città Sant’Angelo dopo la terribile esperienza -. Chiamo mia moglie e mi assicuro che stia bene, poi cerco qua e la e alla fine riesco a recuperare gli occhiali. Provo ad aprire la porta della stanza, ma è bloccata dai detriti, così tento dalla finestra. Per più di mezzora lotto con tutte le mie forze per riuscire a sbloccarla e viviamo sulla nostra pelle anche la seconda violenta scossa – aggiunge mostrando una mano che porta i segni delle escoriazioni patite nel rompere il telaio dell’infisso -. Alla fine riesco e usciamo. Solo allora mi rendo di quel che era accaduto che l’albergo era collassato su stesos. Nel buio della notte si sentivano solo poche voci e camminavamo su macerie. Abbiamo incontrato due persone anche loro frastornate e incredule di quel che era successo. Con il loro aiuto abbiamo tirato fuori dalle macerie altre due persone che erano finite sotto i detriti dell’albergo. Una di loro credo fosse la proprietaria. Alle prime luci dell’alba quel che abbiamo visto è stato solo distruzione. Corso Umberto I, che appena qualche ora prima avevo percorso con mia moglie tra tanta gente festosa, era solo un grande accumulo di macerie. Solo la torre civica è rimasta in piedi, null’altro. La paura di quei momenti l’abbiamo ancora dentro. Tornati a Città Sant’Angelo sento ancora che la terra trema. Io e mia moglie ci rendiamo conto di essere stati davvero molto fortunati”

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