Operazione antimafia dei Carabinieri: arresti a Vasto e San Salvo

Operazione di carabinieri questa mattina nel Centro Italia e che ha interessato anche l’area Vasto-San Salvo. Disposta dalla Direzione Distrettuale Antimafia de L’Aquila, il blitz ha riguardato il clan Ferrazzo, di Crotone, e le sue ramificazioni. 200 complessivamente gli uomini impegnati, 30 quelli che hanno operato nel vastese. 149 le persone indagate, 25 i fermi, 14 dei quali colpiti da provvedimenti restrittivi in carcere. L’operazione, denominata Isola Felice, ha riguardato il traffico di droga ma anche di armi, riciclaggio e estorsioni. Le regioni interessate sono state Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia e Lazio.

L’operazione di questa mattina è partita da Campobasso su iniziative della locale Procura, in seguito al ritrovamento di un arsenale di armi, nascoste in una macchina di proprietà di Eugenio Ferrazzo, pregiudicato 38enne di Mesoraca (Crotone). L’auto fu trovata in un garage di Termoli nel luglio del 2011 e proprio in seguito a questa vicenda Ferrazzo fu condannato dal tribunale di Larino a 12 anni di carcere. Ad affittare il locale era stato il collaboratore di giustizia Felice Ferrazzo, padre di Eugenio, sul quale si sono concentrate le indagini, soprattutto i collegamenti con la malavita abruzzese e i contatti col padre. A partire dal 2011 i magistrati di Campobasso hanno dunque avviato una collaborazione investigativa con la Procura dell’Aquila fornendo, durante incontri svolti alla Procura nazionale Antimafia, una serie di intercettazioni ambientali effettuate nel carcere di Campobasso e riguardanti Eugenio Ferrazzo. Nelle conversazioni c’erano ‘rilevantissimi elementi di prova’

Il clan voleva rinascere in Abruzzo, snodo di sostanze stupefacenti, usando lo spaccio di droga per finanziare altre attività lecite e illecite. Gli arresti sono avvenuti a Vasto, San Salvo, Roccella Ionica (Reggio Calabria), a Messina, a San Severo (Foggia). Altri due provvedimenti restrittivi sono stati notificati per altrettanti indagati attualmente reclusi a Voghera (Pavia) e Cassino (Frosinone). A firmare le ordinanze è stato il gip della Direzione distrettuale antimafia Giuseppe Romano Gargarella.  I reati contestati sono associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti e di armi, estorsione, riciclaggio; tra le misure disposte dal gip dell’Aquila ci sono anche sei arresti domiciliari e cinque obblighi di dimora. Due di questi ultimi sono risultati irreperibili così come un destinatario della custodia cautelare in carcere.

Nell’incontro con la stampa, seguito all’operazione di oggi, il sostituto procuratore Antimafia de L’Aquila, Antonietta Picardi, alla presenza del procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, è stato specificato che “l’indagine è stata complessa. Si è risaliti a una filiera importante dopo l’arresto di 5 anni fa, che aveva contatti con Sudamerica, Olanda, e tre collaboratori di giustizia ci hanno aiutato anche a comprendere le intercettazioni ambientali e telematiche. Il clan Ferrazzo aveva interessi particolari e il traffico di droga serviva al sostentamento, all’acquisto di armi e al reimpiego del denaro in attività tendenzialmente lecite già esistenti oppure nuove attraverso prestanomi. Sulle armi – hanno detto i magistrati inquirenti – si è accertato che venivano acquistate non solo in Italia dalla zona di Foggia, in ambienti malavitosi già conosciuta dalla Dna, ma anche dalla Svizzera, appena fabbricate e portate in Italia. Si era creata un’articolata rete, con legami con mafia, camorra e sacra corona unita. C’erano capi, luogotenenti, singoli responsabili delle zone ognuno con compito particolare, armi, territorio, spaccio o reimpiego. Importante anche il rapporto con alcuni imprenditori edili che erano a disposizione del clan per attività illecite, uno ha partecipato a un’estorsione al servizio dell’associazione. Inoltre, mettevano a disposizione locali per nascondere armi, droga e altro. Uno in Abruzzo e uno in Molise con arsenali e raffinerie vere e proprie per i quali si è già proceduto in passato”. Il riferimento all’arsenale nella nostra regione è sempre al 2011, quando una inchiesta dei carabinieri e della DDA de L’Aquila a San Salvo portò alla scoperta di una raffineria di droga, gestita da Eugenio Ferrazzo detto “Roberto il calabrese”. In carcere finì anche l’imprenditore edile calabrese Rocco Perrello, 33 anni residente a Vasto: nel forno di casa pistole e proiettili 7,65 e 9 con matricole cancellate.

Oltre a riciclare nelle attività commerciali gli esponenti del clan ‘ndranghetistico dei Ferrazzo svolgevano anche imprenditoria nel settore edilizio, con la Molise Costruzioni Srl, società sequestrata con nomina di amministratore giudiziario. Ma, come ha specificato il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, “non risulta che sia intervenuta ad alcun titolo nella ricostruzione post-terremoto dell’Aquila, ma dimostra come queste società siano molto facilmente permeabili con le iniezioni di capitale mafioso”.

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