Usura: i carabinieri di Sulmona smantellano clan. 9 arresti in Abruzzo

I carabinieri della Compagnia di Sulmona hanno dato esecuzione stamani a 9 ordinanze di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 3 ai domiciliari per usura, estorsione, falsità ideologica, sostituzione di persona e associazione per delinquere finalizzata alle commissione di truffe in danno di istituti bancari e di società di intermediazione finanziaria. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip del Tribunale di Sulmona, Marco Billi, a conclusione di una prolungata attività investigativa svolta, nell’arco del 2015, dai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sulmona, coordinati dal pubblico ministero Stefano Iafolla della locale Procura della Repubblica.

I carabinieri di Sulmona sono stati coadiuvati dai militari delle Compagnie di Avezzano (L’Aquila), Castel di Sangro (L’Aquila), Chieti e Montesilvano (Pescara). In particolare 8 dei 9 arrestati sono membri di un’intera famiglia, composta da parenti di primo grado ed affini, operante principalmente a Sulmona e dintorni, nonche’ nel Pescarese, alcuni dei quali noti alle forze dell’ordine perche’ dediti, già nel passato alla commissione di reati contro il patrimonio. Nei confronti di tutti, il Nucleo Operativo e Radiomobile di Sulmona ha ricostruito e documentato un effettivo vincolo associativo facente riferimento ad alcuni esponenti di spicco, strettamente imparentati tra loro.

Dalle indagini è emerso che ai prestiti elargiti venivano applicati tassi anche del 54 per cento mensile a persone, per lo più commercianti o imprenditori abruzzesi in stato di bisogno, ai quali, ormai, istituti bancari o società di intermediazione finanziaria avevano rifiutato il credito poiche’ protestati o iscritti come insolventi. Per questo ed altri reati

In carcere sono finiti un 51enne di Sulmona (D.R.M), punto di riferimento dell’associazione criminale; un 52enne originario di Raiano ma residente a Chieti, procacciatore d’affari ed esperto nel settore della normativa sul lavoro ed in materia finanziaria; una 43enne (D.R.S.) anch’ella di Sulmona; un 41enne (S.B) di Sulmona; un 45enne (D.R.L.) della stessa città ovidiana ma domiciliato a Pettorano sul Gizio ; un 46enne di Castel di Sangro (D.R.P.) residente a Montesilvano. Con ruoli meno trainanti, e destinatari quindi della misura, meno afflittiva, degli arresti domiciliari, sono stati individuati: un 45enne (D.A.L.) e un 23enne (D.R.P.) entrambi di Sulmona e un 43enne (M.L.) di Avezzano.

Dagli accertamenti svolti dai carabinieri, è emerso come il gruppo svolgesse, quale principale attività quella usuraia. Su questa attività si è innestata un ulteriore collaudato sistema per ottenere ingenti ed illeciti profitti: il rilevamento di società non operanti sul mercato, con l’aumento fittizio del capitale sociale e l’assunzione (sempre fittizia) di persone, evidentemente collegate all’organizzazione. In tal modo, il sodalizio criminale, simulando la solidità delle società acquisite, riusciva ad ottenere prestiti da note entità finanziarie (ammontanti a circa 600.000 euro) attivando la procedure della cessione del quinto dello stipendio a carico dei dipendenti ‘assunti’ che, in realtà, non veniva e non poteva essere corrisposto. Ovviamente le rate relative agli importi erogati non venivano corrisposte o, in alcuni casi, onorate solo al principio allo scopo di ‘prendere tempo’ per consentire alla società di conseguire altro capitale con la medesima tecnica.

L’indagine è nata alla fine del 2014 a seguito di una denuncia per estorsione presentata da una vittima dell’organizzazione ai carabinieri di Sulmona. I militari, intuendo da subito la sussistenza di un quadro ben più articolato di quello rappresentato dalla singola denuncia, che di fatto dimostrava l’esistenza di un prestito usuraio, hanno ampliato il panorama investigativo mediante servizi di osservazione, perquisizioni ed altre tecniche attraverso le quali si è giunti all’arresto, in flagranza del reato di usura ed estorsione, del 45enne di Sulmona che, con violenza e minacce, si era fatto consegnare, a garanzia del prestito concesso, alcuni ciclomotori dal debitore.

Le somme complessivamente accertate quali prestiti a tassi usurari si aggirano intorno ai 500.000 euro, ma si può ipotizzare – secondo gli investigatori – che l’importo reale sia di fatto molto piu’ elevato. Proprio per la capacità di gestire le finanze in maniera “fluida” l’ordinanza del gip ha riguardato anche il sequestro preventivo di alcuni beni, finalizzato alla confisca.

In particolare una villa di 5 vani che si trova a Roccacasale (L’Aquila), di proprietà effettiva del 51enne di Sulmona punto di riferimento dell’associazione criminale (anche se intestata ad altro soggetto), con annesso garage e 4 terreni, per un valore complessivo di circa 600 mila euro, acquisita mediante asta giudiziaria. La disponibilità di tale immobile è apparsa, infatti, ai carabinieri, del tutto ingiustificata ed esorbitante rispetto al reddito dichiarato, nullo, ai fini delle imposte ed alla inesistente attività economica dell’indagato. Il sequestro preventivo riguarda inoltre le quote di partecipazione al capitale sociale, di due società fittizie rilevate ai fini di commettere le truffe in danno di banche e società finanziarie, detenute da alcuni degli indagati.

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