Campo Imperatore, a sant’Egidio scoperti importati reperti archeologici

Ottanta monete di rame e argento, ceramiche di Castelli e Anversa degli Abruzzi, i resti di una chiesa vescovile. Sono questi i risultati di una indagine archeologica condotta  nel sito archeologico di sant’Egidio, sulla piana di Campo Imperatore, crocevia della transumanza e di incontro tra i popoli. Nelle giornate europee del patrimonio, che si sono svolti in questo fine settimana, in un affollatissimo Centro Civico di Paganica, i protagonisti della scoperta hanno svelato i risultati delle importanti scoperte con una indagine nata da un progetto dell’Amministrazione Separata dei beni di Uso Civico di Paganica e San Gregorio, condotta dalla Soprintendenza Unica d’Abruzzo e cofinanziata dalla Fondazione Carispaq, con il patrocinio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La soprintendente Maria Alessandra Vittorini, della Soprintendenza Unica Archeologia, belle arti e paesaggio per la città de L’Aquila e i comuni del cratere, ha illustrato i reperti trovati, a cominciare da una chiesa vescovile a navata unica con transenna presbiteriale, ottanta monete di rame e argento e ceramiche di Castelli e Anversa degli Abruzzi, prodotte centinaia di anni fa per il mercato aquilano. A quasi 1700 metri di altezza, nel cuore della Piana di Campo Imperatore, accanto all’omonimo rifugio di sant’Egidio, la chiesa di cui sono stati rinvenuti i resti, è l’espressione materiale della pastorizia transumante dell’epoca che sul versante aquilano del Gran Sasso aveva l’approdo terminale estivo delle greggi, un sito che era crocevia di popoli e pastori, come dimostrano anche i reperti numismatici e ceramici rinvenuti nel corso delle indagini storico archeologiche.

“Una collaborazione, quella tra la Soprintendenza Unica e gli Usi Civici di Paganica, che avrà un futuro – ha aggiunto la soprintendente Maria Alessandra Vittorini – Un lavoro faticoso, portato avanti con pochi mezzi, persone e risorse numeriche assolutamente sottodimensionate, che apre tuttavia nuove prospettive per un territorio che sta progressivamente riscoprendo la sua archeologia.”

“Il recupero di un rudere attraverso il metodo archeologico è il recupero dell’identità di un luogo – ha dettol’archeologa Rosanna Tuteri della Soprintendenza Unica –  Sant’Egidio torna ad essere quello che era, un punto di riferimento dei percorsi della montagna di Campo Imperatore. Un’azione titanica resa possibile dalla sinergia virtuosa tra gli enti coinvolti e la presenza costante e quotidiana degli archeologi che, in un’epoca di recessione culturale, hanno ottenuto un importante risultato e acquisito dati scientifici.”

“Il recupero del sito archeologico di Sant’Egidio, insieme a quello delle numerose tholos presenti nella zona, contribuirà alla valorizzazione di tutta la piana di Campo Imperatore, perseguendo l’obiettivo di ricostruire quel tessuto abitativo del passato legato all’economia della nostra montagna.” Così il presidente dell’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico di Paganica e San Gregorio Fernando Galletti.

“La valorizzazione che permette lo sviluppo del territorio è uno dei temi a cui si ispira da sempre l’opera della Fondazione Carispaq – ha dichiarato il presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani –. Un luogo affascinante, lasciato fino ad ora in un totale stato di abbandono ma che in futuro potrà tornare ad essere fruibile grazie ad un intervento completo, passo importante verso un turismo compatibile con la qualità dell’ambiente circostante.”

“Una chiesa di cui si ha una scarsa documentazione – ha riferito l’archeologo Alessio Rotellini, responsabile del progetto –. La chiesa di sant’Egidio compare in una documentazione del 1362, quando il vescovo dell’Aquila la aggrega alla parrocchia di Santa Maria di Assergi per preservarla dallo stato di decadenza in cui versava per colpa dell’incuria dei suoi rettori. L’Università (il Comune) di Paganica affittava nel 1483, per duecento ducati, la montagna di Sant’Egidio ai pastori per il pascolo delle greggi transumanti. L’ultima notizia risale all’anno 1538, quando l’Università di Paganica si affrancò dal pagamento di un canone annuo gravante sulla montagna. Da allora non si ha più nessuna notizia della chiesa che venne utilizzata come ricovero dei pastori transumanti”

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