Trasporti, ridotti anche nel 2017 i fondi del Governo per l’Abruzzo

I parlamentari e i rappresentanti della politica abruzzese intervengano nelle sedi opportune pretendendo il diritto alla mobilità di lavoratori, studenti e pensionati”.

E’ l’appello lanciato da Sandro del Fattore, della CGIL ABRUZZO, e Franco Rolandi della FILT CGIL ABRUZZO, alla notizia che l’Abruzzo sarà interessato, per l’anno in corso, da un’ulteriore decurtazione di risorse per circa 2 milioni di euro, che si andranno ad aggiungere agli 8 milioni già previsti per gli effetti delle penalizzazioni inflitte per la nostra regione e ad altre cinque del Mezzogiorno, colpevoli di aver fallito gli obiettivi di efficientamento previsti dal DPCM 11 marzo 2013.

“Mentre i cittadini e più in generale i pendolari stanno ancora scontando le penalizzazioni applicate dal Governo nazionale, veniamo a conoscenza che lo stanziamento complessivo del Fondo Nazionale Trasporti è stato ridotto di circa 75 milioni di euro la cui quota parte (2,69%) ha interessato la nostra regione cui, a questo punto e salvo una eventuale compensazione attraverso ulteriori stanziamenti nel bilancio regionale, potrebbero non essere sufficienti i già pesanti provvedimenti adottati di recente dal Governo regionale e che hanno comportato riduzioni dei servizi ma soprattutto sensibili aumenti tariffari a danno soprattutto di studenti, lavoratori e pensionati. La norma nazionale introdotta nel 2012 e resa operativa dal DPCM del 2013 ha previsto un nuovo e, a nostro avviso sbagliato, sistema basato su meccanismi di premialità e penalità nei criteri di distribuzione dei circa 4,9 miliardi di risorse che il Fondo nazionale trasporti riserva annualmente alle regioni italiane a statuto ordinario, dando origine a partire da quest’anno a consistenti penalità  per quelle regioni che nel triennio 2012-2014 non sono state in grado di raggiungere quegli obiettivi che il decreto ministeriale definisce di efficientamento e razionalizzazione. Peraltro le penalizzazioni e quindi le risorse sottratte all’Abruzzo e alle altre cinque regioni a statuto ordinario (Campania, Basilicata, Puglia, Molise e Marche), in virtù di un assurdo principio di vasi comunicanti, saranno ridistribuite alle restanti regioni virtuose. Dei tre obiettivi fissati dal Decreto, l’Abruzzo ha fallito quello relativo all’incremento del rapporto ricavi-costi calcolato analizzando i dati trasmessi all’Osservatorio del Ministero dei trasporti dalle circa 50 aziende di trasporto locale (tra pubbliche e private) che operano in Abruzzo. Non era difficile prevedere che l’Abruzzo e le altre cinque regioni fossero penalizzate dai meccanismi previsti dal Decreto in quanto non a caso sono Regioni che da lungo tempo presentano un gap proprio sulla rete infrastrutturale e anzichè subire penalizzazioni, dovrebbero invece essere accompagnate in un percorso che consenta loro di recuperare questo indubbio svantaggio. Sconcerta dover constatare che nell’anno in cui l’Abruzzo, grazie all’impegno profuso dai sindacati e dai lavoratori, ha dato origine ad una straordinaria riforma del trasporto pubblico locale, definita da molti addirittura “epocale” e che ha dato origine alla nascita di TUA attraverso l’aggregazione delle tre società regionali preesistenti, il Governo nazionale, contraddicendo importanti provvedimenti del recente passato in cui queste riforme e queste operazioni erano oggetto di premialità, ha invece deciso di infliggere pesanti riduzioni di risorse alla nostra Regione – affermano Del Fattore e Franco Rolandi -. Nel recente convegno organizzato a Vasto unitamente alla Cgil e alla Filt del Molise, ci siamo rivolti ai rappresentanti delle Istituzioni (parlamentari e Consiglieri regionali) che operano per conto delle due regioni limitrofe chiedendo loro di attivarsi concretamente affinché quei criteri fissati dalla norma vengano al più rivisti, come peraltro chiesto espressamente dalla Conferenza delle Regioni nella seduta dello scorso 29 settembre. Inoltre chiediamo con forza che siano resi evidenti, pubblici i dati su cui si fanno le verifiche sul raggiungimento o meno degli obiettivi su cui poi definire premialità e penalità. Infatti gli unici dati resi noti, in relazione al triennio 2012/2014, sono solo quelli forniti da Tua per le tre aziende ante fusione. Da questi dati, peraltro, si evince che Arpa aveva raggiunto l’obiettivo e la Gtm lo aveva sfiorato per poco. Per le altre 50 aziende di trasporto pubblico locale (pubbliche e private) il dato è segreto in quanto le imprese forniscono i propri risultati direttamente all’osservatorio predisposto dal Ministero dei trasporti e le Regioni, pur essendo abilitate a visionare questi risultati, non sembrerebbero autorizzate dalle stesse aziende a renderli pubblici e trasparenti. Ci sembra assurdo che a fronte di un servizio pubblico e di risorse pubbliche ad esso destinate, le aziende possano pretendere la garanzia di riservatezza rispetto a dati commerciali “sensibili” dai quali poi dipendono aumenti tariffari e riduzioni dei servizi all’utenza. In questo difficile contesto, abbiamo apprezzato la disponibilità manifestata dalla Regione e dal Consigliere delegato ai trasporti D’Alessandro per venire incontro alle particolari richieste degli studenti e dei lavoratori pendolari che operano nelle fabbriche dislocate sul tutto il territorio regionale affinché si possano conciliare i sistemi tariffari e l’organizzazione dei servizi con le esigenze e gli orari scolastici e lavorativi”.

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