Corte d’Appello de L’Aquila conferma concordato Aca e i sindaci del centrodestra vanno all’attaco

“La Corte d’Appello de L’Aquila ha ufficialmente confermato la validità della procedura del concordato per il risanamento dell’Aca, respingendo i ricorsi presentati da alcuni creditori. Ciò significa che la magistratura ha certificato e sacramentato la bontà del lavoro effettuato dall’amministratore unico sostenuto dai sindaci di centro-destra e da alcuni esponenti del centro-sinistra, contro quel muro di sindaci targati Pd, primo fra tutti il sindaco di Francavilla al Mare Antonio Luciani, i quali, sostenendo che a breve quel concordato sarebbe decaduto, hanno organizzato il blitz per ripristinare la politica delle poltrone all’interno dell’Aca. Ora vinceremo anche la seconda battaglia, quella contro la nomina del Consiglio d’amministrazione, che è illegittima, in difesa degli interessi non di questo o quell’orticello, ma della collettività”.

Lo hanno annunciato i Sindaci di Chieti, Arsita, Atri, Bisenti, Cappelle sul Tavo, Casalincontrada, Catignano, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Montefino, Moscufo, Pianella, Rosciano, Scafa, alla notizia della sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello de L’Aquila.

“Il concordato proposto prima dal Commissario Aca Guglielmo Lancasteri e portato avanti dall’amministratore unico Vincenzo Di Baldassarre, al fine di risanare i conti disastrati di una società-carrozzone gestita da sempre dal Pd, può andare avanti ed è legittima – hanno spiegato i Sindaci -. A dirlo, in 36 lunghe pagine di motivazioni, è stata la Corte d’Appello de L’Aquila respingendo i ricorsi di alcune aziende creditrici le quali avevano sostanzialmente obiettato l’inapplicabilità di quella procedura, tipicamente privatistica, per una società in house. La Corte d’Appello de L’Aquila ha invece confutato tale tesi, ribaltando ogni aspettativa, e riconoscendo la legittimità della strada scelta per salvare i conti di un’azienda di elevato valore strategico, considerando che gestisce il patrimonio idrico di ben 62 comuni. Ciò significa che l’Aca potrà proseguire lungo il percorso tracciato, come da sempre auspicato dai sindaci del centro-destra, procedendo con il pagamento dei fornitori secondo la formula del concordato, ed evitando il fallimento, e smentendo le fosche previsioni dell’esercito dei sindaci del Pd, Luciani in testa, i quali, già gongolavano in attesa della bocciatura del concordato e, nel frattempo, hanno promosso e portato avanti il golpe per il ripristino del Cda alla gestione dell’Aca, nomina illegittima, vietata dalla norma  che impone la figura dell’amministratore unico, imposizione nata a suo tempo per ragioni di spending review, proprio per cancellare i carrozzoni creati dalla stessa politica di sinistra, e porre fine all’uso indiscriminato e incontrollato delle risorse pubbliche che ha portato l’Azienda acquedottistica sull’orlo del baratro economico-finanziario. E il provvedimento è nato anche per porre una figura apicale, veloce a livello decisionale, operativa, la figura di un tecnico capace di adottare iniziative, capace di assumersene le responsabilità e soprattutto facile da controllare nel suo operato. Ancora una volta il centro-destra si conferma come la coalizione del ‘risanamento dei conti pubblici’, e il Pd come il partito delle poltrone. Forti della sentenza della Corte, ora – hanno proseguito i Sindaci – porteremo avanti anche la battaglia giudiziaria contro la nomina del Cda, al fine di ripristinare il rispetto delle regole”.

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