Sevel: la Fiom proclama tre giorni di sciopero

Clima teso alla Sevel. La Fiom, indice tre turni di sciopero da attuarsi sulle giornate di lavoro per recupero del fermo per sabato 5 novembre (turno A e turno Centrale); domenica 6 novembre (turno di Notte); sabato 12 novembre (turno B).

Per il sindacato dei metalmeccanici, l’astensione dal lavoro scaturisce dal fatto che “viene chiesto a tutti i lavoratori dello stabilimento atessano di pagare un prezzo che non meritano di dover sontare. Infatti, l’Azienda ha comandato di procedere con il recupero della fermata produttiva del 16 giugno 2016, cosa già illustrata con precedenti comunicati. A giugno i lavoratori si recarono in Sevel nonostante l’Azienda sapesse che non ci sarebbe stata attività lavorativa (guasto tecnico in FAC – ex Ergom), le persone furono lasciate fuori dai cancelli, nei pullman, ad attendere la comunicazione che poi rispedì tutti a casa. Il tutto nell’assenza totale di considerazione per le lavoratrici ed i lavoratori della Sevel. Oggi, dopo quattordici giornate di lavoro straordinario, cosa che ha debilitato mentalmente e fisicamente tutti, si obbligano le persone a prestare lavoro per recuperare il fermo subìto. Nel corso di questi ultimi giorni la Fiom ha aperto un confronto con tutte le lavoratrici ed i lavoratori, ha cercato di capire lo stato d’animo, ha voluto comprendere se di fronte ad uno sciopero ci sarebbe stata condivisione. La Fiom ha raccolto un messaggio chiaro: “ora basta”. La Fiom, al contrario delle altre Organizzazioni sindacali, discute, si confronta, ascolta le critiche, le osservazioni, le opinioni di tutti, tutto questo perché ritiene necessario sviluppare il più alto livello di democrazia. Ciò detto, la decisione che la Fiom assume è di indire tre turni di sciopero senza se e senza ma. La lotta sindacale, nonostante i tanti ostacoli posti dai firmatari il CCSL, sta riprendendo con lo slancio ideale dei vecchi tempi. La Fiom è contraria a forme di gestione dei fermi produttivi di questa natura, chi lavora in Sevel ha già dato tanto in termini di sacrificio generale, lo ha fatto con retribuzioni bassissime, lo ha fatto prestando lavoro straordinario per quattordici giornate e con carichi di lavoro sempre più pesanti. Il recupero stride fortemente con l’esigenza che noi tutti abbiamo, vederci la dignità salvaguardata”.

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