Santa Croce, Colella stigmatizza controllo nello stabilimento di Canistro

“E’ stato surreale leggere le dichiarazioni rese alla stampa dal Vice Presidente della giunta regionale Giovanni Lolli di una ispezione all’interno dello stabilimento di mia proprietà per sequestrare acqua captata, a suo parere, senza autorizzazione, a cui ha fatto seguito stamani la ‘visita’ di funzionari regionali accompagnati da numerosi carabinieri”.
Lo ha detto Camillo Colella, patron della Santa Croce, l’acqua minerale distribuita a livello nazionale, imbottigliata nello stabilimento di Canistro, commentando la ispezione di questa mattina da parte di personale della Regione Abruzzo. L’imprenditore si era opposto al controllo che è stato comunque eseguito con l’intervento degli operai del comune di Canistro e dei carabinieri di Tagliocozzo, che hanno fatto saltare i lucchetti sistemati ai cancelli d’entrata, permettendo agli agenti della polizia i tecnici di entrate. Un episodio che ha scatenato la reazione di Colella.

“Mi sorprende – ha dichiarato in serata l’imprenditore -, nonostante le numerose ingiustizie ed abusi subiti dall’azienda da parte della Regione, peraltro tutti denunciati, che i vertici dirigenziali e politici dell’ente non sappiano che questa è un’azione illegittima che causa quantomeno una violazione del domicilio, visto che il potere ispettivo non è più in vigore essendo scaduta la concessione per la sorgente; quindi, la Regione non ha più il diritto ed i poteri di accedere ad uno stabilimento che ora e’ proprietà privata. Va da sé che una ispezione debba essere disposta dall’autorità giudiziaria e che quindi i dirigenti e Lolli si sono sostituiti a questa istituzione. In quanto all’acqua presente nei magazzini, abbiamo spiegato che, pur essendo in attesa di un chiarimento definitivo, è stata imbottigliata attingendo dai numerosi e grandi serbatoi – ha spiegato l’ingegnere Colella -. Insomma, siamo di fronte ad un vero e proprio pastrocchio, segnale preoccupante di incompetenza e ripetuti abusi, ma anche di mancanza di rispetto nei confronti di un’azienda che ha salvato la Santa Croce nel 2007, risanandola e rilanciandola. Il patron della Santa Croce ha ricordato “che abbiamo dovuto attivare le procedure di mobilità dopo che la Regione ci ha negato proroghe per ben quattro volte, come invece fatto per altri, attuando una vera e propria persecuzione e vessazione nei nostri confronti. Anche quanto successo questa mattina – ha concluso – sarà oggetto di denunce penali e civili, oltre che di richieste risarcimento danni milionari”.

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