Altri licenziamenti annunciati per alla Baker Hughes di Cepagatti

Le Segreterie Nazionali e territoriali di Filctem CGIL, Femca CISL, Uiltec UIL hanno indetto lo stato di agitazione ed uno sciopero nazionale di 8 ore per il prossimo 20 dicembre a sostegno della vertenza in atto alla Baker Hughes multinazionale del petrolio, che ha una propria sede a Cepagatti. La protesta scaturisce dopo l’incontro di lunedì scorso tra la direzione aziendale di Baker Hughes, sindacati e i rappresentanti dei lavoratori, per la procedura di licenziamento avviata dall’azienda in data 11 novembre scorso per ulteriori 7 dipendenti. Nell’occasione è stato discusso il protocollo di relazioni industriali, proposto dalle stesse segreterie sindacali e sottoscritto con la società, per fronteggiare la grave crisi che ha colpito l’intero settore petrolifero sin dal 2009. Protocollo che prevedeva un percorso difficile, determinato da scelte necessarie e di sacrifici a salvaguardia dell’attività produttiva, percorso condiviso con le parti sociali che hanno contribuito con non poche difficoltà, anche finanziarie, per sostenere il percorso di aiuto richiesto dalla multinazionale americana che negli ultimi 5 anni ha fatto uso di tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione. La richiesta di incontro è scaturita dall’atteggiamento del management negli ultimi mesi che ha disatteso tutti gli impegni assunti, fino all’azione estrema nella controllata Western Atlas che ha sede a Ravenna da oltre 30 anni ,di interrompere anticipatamente la Cassa Integrazione Straordinaria in corso e procedere alla chiusura di Ravenna e al licenziamento di tutti i 46 dipendenti .I primi 27 sono stati licenziati il 23 novembre scorso, i restanti verranno licenziati nei 120 giorni previsti dalla procedura, nonostante vi siano ancora a disposizione mesi di cassa integrazione e contratti di lavoro acquisiti,ancora da onorare.

Le Segreterie Nazionali hanno chiesto al management di recedere dalla procedura dei licenziamenti ed assorbire tutto il personale di Western Atlas , come consigliato al MISEdalDr. Castano nell’incontro del 4 novembre scorso. In più riprese, il dr. Castano aveva chiesto chiarimenti al Vice Direttore Russel in merito ai comportamenti tenuti dall’azienda, spesso confusi e incomprensibili e dalle evidenti inosservanze, suggerendo alla stessa di assorbire in toto il personale di Western Atlas in Baker Hughes, in modo da poter continuare le attività in corso.

L’azienda di fatto, anche oggi,ha ribadito le direttive ricevute dal management e proseguirà nella chiusura dell’attività di WIRE LINE in Italia chiudendo definitivamente Western Atlas a Ravenna, pur consapevole di non poter più offrire in Italia un servizio così importante e strategico nella attività dell’oil&gas (con personale dall’elevata formazione operativa e conoscenza della sicurezza, nell’utilizzo di esplosivi e sorgenti radioattive)

Anche per la sede di Cepagatti il management è irremovibile e intende proseguire nella procedura di licenziamento di 7 persone, procedura per la quale è stato firmato un verbale di mancato accordo, attivando così il percorso istituzionale e rinviando il confronto nelle sedi ministeriali.

Le Segreterie Nazionali hanno comunicato la rottura delle relazioni sindacali. Le stesse seguiranno assiduamente il percorso istituzionale con l’obiettivo di impedire alla multinazionale che si è presa gioco di tutti, Istituzioni comprese, di proseguire a sfruttare risorse e territori, ma soprattutto impedire il depauperamento del know out e della preparazione raggiunta dai lavoratori, proprio adesso che timidi segnali positivi derivanti dal mercato internazionale di settore, fanno intravedere un’inversione di tendenza che fa ben sperare.

La stessa acquisizione da parte di GENERAL ELECTRIC del Gruppo BAKER HUGHES ne è la prova. La notizia dell’operazione inizialmente ha fatto ben sperare i lavoratori di Ravenna, Pescara,Viggiano e Milano, mal’operazione su scala mondiale prevede tempi tecnici medio lunghi. Si rischia di arrivare all’operazione senza più le professionalità fidelizzate in azienda mettendo a rischio la capacità operativa, ma inevitabilmente anche la qualità della sicurezza, che sommata alla rinuncia di attività strategiche come la “Wire Line” condizionerebbero inevitabilmente la capacità operativa di General Electric in Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *