Natale amaro per i lavoratori della CMTI di Ortona

Per i circa 30 dipendenti della CMTI srl Society Petroleum di Ortona, società specializzata principalmente nella progettazione, prefabbricazione, montaggio e manutenzioni generali di impianti industriali on- shore ed off-shore soprattutto nei settori della petrolchimica e dell’energia,  questo sarà un Natale molto amaro. Le speranze che l’occupazione si salvi sono oramai nulle e a questo si aggiunge il fatto che le mensilità sono ancora ferme allo scorso mese di agosto.

Il desolante quadro è stato tracciato, in una nota congiunta, da Andrea De Lutis per la Fiom Cgil Chieti, e Guido D’Accurzio della Fim Cisl Chieti.

“Si tratta di personale altamente specializzato e qualificato. Purtroppo ad oggi nonostante anche l’ avvio di un tavolo istituzionale in Provincia di Chieti si riescono ad avere solo minime informazioni informali sul proseguo di trattative enunciate fra la CMTI srl e altre aziende per eventuale cessione, affitto o vendita. I dubbi sulla veridicità di queste informazioni fornite dall’azienda, sono sempre fondati ed oramai è quasi un dato di fatto che, molto probabilmente, la volontà di portare a termine qualsiasi tipo di progetto. Salvaguardare i posti di lavoro non è mai stata reale o, comunque, non è stata gestita con la serietà del caso. In queste mesi e a tutt’oggi, le maestranze hanno dimostrato un’attaccamento e una serietà ineguagliabile alla loro azienda e al loro posto di lavoro, continuando a svolgere le proprie mansioni e i propri doveri a fronte delle gravose difficoltà economiche e delle incertezze sul futuro, purtroppo la loro volontà non è stata ricambiata in nessun modo. La quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori sta andando in mobilità, nel giro di pochi giorni quello della CMTI sarà l’ennesimo nuovo stabilimento vuoto nel territorio di Ortona e della nostra provincia. Lo scorso 29 novembre, oramai alle strette, abbiamo scritto nuovamente all’Eni Spa, dando seguito alla lettera del 6 ottobre nella quale la rendevamo edotta sulle problematiche delle maestranze. Ci saremmo aspettati dall’Eni Spa un atteggiamento diverso da quello della CMTI. L’ Eni in questi mesi a scopo cautelativo non ho più saldato le fatture emesse dalla CMTI per costringerla a regolarizzare le spettanze, ma purtroppo chi ha pagato veramente le conseguenze sono state le maestranze e le loro famiglie. All’Eni abbiamo proposto una soluzione, quella di fare dei pagamenti diretti ai dipendenti della CMTI, e qui le lavoratrici e i lavoratori hanno ricevuto un ulteriore schiaffo da entrambe le aziende; la prima immobile, la seconda (l’ Eni) ha dichiarato la disponibilità di voler regolare esclusivamente le partite economiche del personale impiegato sulle piattaforme, cosa comunque prevista dalle norme. E i dipendenti che lavorano a terra? Questa è purtroppo un’altra triste storia che colpisce il territorio Ortonese, un’altra triste storia che vede lavoratrici e lavoratori non tutelati dal proprio datore di lavoro e scaricati anche dalla grande azienda che si trovava dietro le spalle di quella più piccola”.

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