Abruzzo, in calo il numero degli stranieri presenti

Gli stranieri residenti in Abruzzo sono passati da 86.245 del 2014 a 86.363 del 2015 registrando un incremento di appena 118 unità. Dato, quest’ultimo, che in sostanza segna una battuta d’arresto alla crescita degli stranieri e comporta una flessione del numero di residenti.

E’ quanto afferma il ricercatore Aldo Ronci che ha elaborato un rilevamento specifico. In valori percentuali gli stranieri in Abruzzo sono cresciuti dello 0,14% valore pari a circa la metà di quello nazionale che è stato dello 0,23%. In Abruzzo il rapporto tra stranieri e popolazione è stato del 6,51% di gran lunga più basso dell’8,29% italiano. I 5 gruppi più numerosi di stranieri sono i rumeni con 27.003 (31%), gli albanesi con 12.752 (15%), i marocchini con 7.314 (8%), i macedoni con 4.874 (6%) e i cinesi con 4.263 (5%).

Dallo studio di Ronci emerge che la provincia che vede la presenza del maggior numero di stranieri è L’Aquila con 24.183 unità. Segue Teramo con 23.957, Chieti con 20.584 e Pescara con 17.639. Le variazioni del numero degli stranieri nelle province abruzzesi sono state del tutto disomogenee, L’Aquila (-174) e Pescara (-114) hanno subito una flessione, Teramo (+17) è rimasta stabile mentre Chieti (+389) è cresciuta. Le variazioni percentuali rispecchiano quelle assolute: L’Aquila (-0,71%), Pescara (-0,64%), Teramo (+0.07%) e Chieti (+1,93%). Solo Chieti cresce più del valore medio nazionale (+0,23%). Nelle 4 province abruzzesi i rapporti tra stranieri e popolazione sono tutti inferiori al valore medio nazionale che è pari all’8,29%. L’Aquila (7,97%), Teramo (7,72%), Pescara (5,48%), Chieti (5,26%).

La distribuzione degli stranieri a livello provinciale tra i 4 gruppi nazionali più numerosi – si legge nella ricerca di Ronci – evidenzia una presenza di ben 8 nazionalità. Tra i gruppi più numerosi l’unico ed essere presente i tutte e quattro le province è quello rumeno che varia dagli 8.233 di Chieti ai 4.949 di Pescara. I gruppi più consistenti tra i 4 gruppi nazionali più numerosi non presenti in tutte e quattro le province sono: a Teramo gli albanesi con 5.007 unità e i cinesi con 2.562 occupati per la gran parte nell’industria manifatturiera; a L’Aquila i marocchini e i macedoni che con 3.964 e 2.718 si concentrano soprattutto nella Marsica dove lavorano nell’agricoltura; a Pescara gli ucraini con 1.510 e i senegalesi con 1.160; a Chieti i polacchi con 709 unita’. Nel 2015, nei comuni con più di 15.000 abitanti, gli stranieri crescono a Vasto (+329; +15,13%), Avezzano (+153; +4,44%), Silvi (+27; +2,24%), San Salvo (+21; +1,29%), Giulianova (+20; +1,45%), Roseto (+11; +0,62%), Spoltore (+1; +0,14%); rimangono stabili a Montesilvano; decrescono a Sulmona (-64; -4,16%), Martinsicuro (-101; -4,03%), Francavilla (-32; -2,04%), Lanciano (-25; -1,73%) ed Ortona (-16; -1,44%).

La crescita più elevata, sia in valore assoluto che in valore percentuale, è stata registrata a Vasto, Sulmona registra il peggior risultato in valore percentuale e il secondo peggior risultato in valore assoluto. Negli anni 2000 – si legge nelle considerazioni finali di Aldo Ronci – la crescita della popolazione in Abruzzo è stata sostenuta dal movimento migratorio estero che è stato positivo ed è riuscito a compensare ampiamente sia il saldo negativo naturale (differenza tra nascite e morti) che il saldo migratorio interno. Nel 2015 il movimento migratorio estero è stato più basso ed ha determinato per l’Abruzzo una perdita di 5.061 abitanti e, con un incremento di solo 118 unità, una battuta d’arresto nella crescita del numero di stranieri residenti. La battuta d’arresto non si è tramutata in una perdita solo grazie all’incremento degli stranieri registrato a Vasto, in provincia di Chieti, che e’ stato di ben 329 unità e che corrisponde ad uno stratosferico aumento percentuale del 15,13%. La consistente presenza di stranieri, che al 31.12.2015 ammonta a 86.363 unità e che è pari al 6,51% della popolazione, impone alle Istituzioni e agli Enti locali di dover gestire un nuovo spazio popolato da persone diverse per cultura, storia, etnia e porsi come obiettivi quello di migliorare le relazioni e la comunicazione tra le istituzioni e i cittadini stranieri e quello di facilitare il rapporto tra autoctoni e immigrati incentivando: iniziative per rafforzare l’impegno interculturale; interventi di sostegno all’integrazione socio-lavorativa degli immigrati.

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