Ferrovie turistiche, la Camera approva la proposta di legge

La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la proposta di legge per l’istituzione dei ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione, situate in un aree di particolare pregio naturalistico e archeologico. Il provvedimento è stato votato all’unanimità.

“La proposta di legge rappresenta un altro importante passo della cura del ferro”, ha dichiarato il Ministro dei trasporti, Graziano Delrio.

“L’istituzione di ferrovie turistiche – ha spiegato – reimpiegando linee in disuso in aree di pregio, alcune delle quali risalgono alla fine dell’Ottocento, insieme alla valorizzazione dei mezzi ferroviari storici, avranno importanti ricadute sia per la riduzione dell’inquinamento e la qualità dell’ambiente, sia in favore della proposta turistica di cui il Paese si arricchisce”.

Per ’individuazione delle tratte ferroviarie ad uso turistico, il Ministro ha assicurato che “sarà esercita attraverso il massimo coinvolgimento delle Regioni”.

Il testo, che ora passa al Senato, crea e regolamenta la ferrovia turistica, mettendo a sistema, attraverso la predisposizione di una serie di regole standard e mirate rispetto alla particolarità del viaggio, dei mezzi e delle infrastrutture utilizzate, una particolare e diffusa modalità di accesso e visita turistica dei territori di particolare valenza naturalistica, archeologica e culturale, quella attraverso linee ferroviarie secondarie costruite e attivate fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, molte delle quali vere e proprie opere di ingegneria ferroviaria. Si tratta di circa 1300 chilometri di linea ferrata da tempo sospesi al servizio di trasporto ordinario, molti a scartamento ridotto, non elettrificati e quasi tutti a binario unico, su cui i treni, spesso trainati da locomotori a vapore, viaggiano a basse velocità (30-50 chilometri orari) e attraversano ampie porzioni di territori, anche montani, di diverse regioni italiane, spesso inaccessibili ad altri mezzi di trasporto, come quelli colpiti dal recente terremoto e dalla nevicata eccezionale che vi è seguito in Abruzzo. E a proposito della nostra regione, c’è la tratta Sulmona-Castel di Sangro. Le altre sono Cosenza-San Giovanni in Fiore; Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio; Sacile-Gemona; Palazzolo-Paratico; Castel di Sangro-Carpinone; Ceva-Ormea; Mandas-Arbatax; Isili-Sorgono; Sassari-Palau Marina; Macomer-Bosa; Alcantara-Randazzo; Castelvetrano-Porto Palo di Menfi; Agrigento Bassa – Porto Empedocle; Noto-Pachino; Asciano-Monte Antico; Civitavecchia-Capranica-Orte; Fano-Urbino.

In Italia il trasporto resta un punto critico per le politiche ambientali. Perché lo squilibrio a favore del trasporto privato su strada a scapito di ferrovie, metropolitane, e vie d’acqua resta molto elevato. La propensione all’uso del trasporto pubblico ai tempi della crisi è cresciuta notevolmente. Con ben il 72% dei cittadini disposti a scendere dalla propria auto per usare autobus e treni. Ma in realtà invece di assecondare questa richiesta sono stati tagliati dal 2010 ad oggi oltre il 15% dei servizi di trasporto pubblico. Sia su gomma che su ferro.

La Legge di Stabilità ha stanziato, per il triennio 2016-2018, 91 milioni di euro. Per la progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche, di ciclostazioni e interventi per la sicurezza della ciclabilità cittadina. Ai quali si aggiungono gli ulteriori 13 milioni per il 2017, 30 per il 2018 e 40 per ciascun anno dal 2019 al 2022.

 

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