Il racconto di Giorgia e Vincenzo: “Pensavamo al crollo del Rigopiano per il sisma”

“Salvati da Checco”. E’ quanto hanno raccontato Giorgia Galassi e il fidanzato Vincenzo Forti, sopravvissuti alla tragedia dell’Hotel Rigopiano, in una conferenza stampa nel pomeriggio, a Giulianova. Ieri, i due giovani sono stati sentiti dai Carabinieri della Compagnia di Pescara, dichiarazioni finite negli atti dell’inchiesta avviata dalla Procura di Pescara.

banner-660x150Checcho, è il diminuitivo di Francesco, un vigile del Fuoco di Firenze, che ha estratto la coppia 58 ore dopo da sotto quel che rimaneva dell’Hotel Rigopiano. All’albergo erano arrivati martedì sera, sul tardi, dopo una telefonata, fatta lunedì, per prenotare una stanza e accertarsi sulla transitabilità della strada, che dall’altro capo del filo è stata confermata. Insomma, tutto tranquillo.

Non erano soli Giorgia e Vincenzo. Con loro, sotto neve e detriti, un’altra ragazza, Francesca Bronzi, che si è salvata ma che ha perso il fidanzato, Stefano Feniello. “Sto male per lei – dice Giorgia -. Poteva accadere a me la tragedia che sta vivendo. Le abbiamo dato della neve per dissetarsi perché lei non poteva muoversi”.

Poi il racconto sui momenti precedenti la slavina e sui soccorsi: “I Vigili sono stati eccezionali. Ci hanno detto più volte che loro erano lì e che non se ne sarebbero andati senza di noi. Quando siamo stati travolti dalla valanga, abbiamo pensato al crollo dell’albergo per il terremoto. Eravamo insieme agli altri, nella zona bar, in attesa che lo spazzaneve arrivasse per liberare la strada. Avevamo preparato i bagagli e pagato il conto. Ci hanno detto di aspettare giù anziché in camera perché era più sicuro in caso di nuove scosse. Ci hanno anche rassicurato sulla solidità della struttura, che aveva già assorbito gli ultimi terremoti. Eravamo quindi seduti su un divano di vimini, prendevamo un te: il divano ci è rimasto sotto quando è arrivata la slavina e nelle ore successive ci è servito per dormirci. Eravamo completamente tagliati fuori e non sentivamo alcun suono. Le nostre voci rimbombavano, e Vincenzo mi spiegava che era l’effetto della neve, una specie di cassa di risonanza. Avevo proprio questa sensazione di essere chiusa in una scatola, con la neve sopra che copriva ogni rumore. Non ho sentito niente per tutto quel tempo. Soprattutto abbiamo cercato di non pensare a nulla per non impazzire. Ci siamo fatti coraggio a vicenda. Poi, ad un certo punto, abbiamo sentito che qualcuno, a poca distanza, parlava con Mauro. Gli abbiamo chiesto chi fosse e ci è stato risposto: un vigile del fuoco. Allora abbiamo capito che ci stavano salvando. Siamo stati tirati fuori attraverso un varco aperto nella neve. Hanno bucato anche la poltrona”.

E Checco che li ha riportati in superficie per poter riabbracciare i genitori, che aspettavano al campo base di Penne.

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