Inchiesta sul Rigopiano: primi decessi per schiacciamento, nessun caso di ipotermia

“Il mio ufficio ha disposto per tutti i morti del Rigopiano l’esame autoptico. Non è stata una scelta facile soprattutto perché il dolore di molti parenti per quanto avvenuto è forte e metterli di fronte a una decisione così forte non è stato semplice. Ci sono state molte richieste, anche pressanti, dei parenti delle vittime che vogliono la restituzione dei corpi, chiedendoci di evitare l’accertamento autoptico, che è un ulteriore passaggio doloroso. Il mio ufficio ha scelto come modalità operativa di accertare con assoluta precisione caso per caso cosa è successo”.

E‘ quanto ha dichiarato oggi pomeriggio il Procuratore aggiunto di Pescara, Cristina Tedeschini, nella seconda conferenza stampa, svoltasi al palazzo di Giustizia del capoluogo adriatico, per fare il punto sulle indagini sulla sciagura di Rigopanio.

Difficile ma condivisibile la scelta del magistrato, necessaria per capire se chi è rimasto sotto l’hotel poteva essere salvato, con tutte le incomprensioni e gli errori sull’allarme lanciato nel pomeriggio di una settimana fa, che di fatto hanno ritardato i soccorsi al Rigopiano.

“Sei esami sono stati già eseguiti – precisa il Procuratore, che insieme al sostituto Andrea Papalia indaga per disastro colposo e omicidio colposo plurimo -. Sono in corso di conferimento gli incarichi per effettuare altri sei accertamenti autoptici. Per risultati finora in nostro possesso non sono stati riscontrati casi di morte esclusivamente per ipotermia – ha sottolineato la Tedeschini -. I decessi sono avvenuti in alcuni casi per morte immediata per schiacciamento, in altri casi ci sono stati decessi meno immediati con concorrenza di cause: schiacciamento, ipotermia e asfissia in un arco temporale molto breve”.

Il resort, come si sa, è stato investito da neve, alberi, rocce che lo hanno distrutto: chi era all’interno è stato travolto da una violenta massa e, probabilmente, molti degli ospiti sono rimasti uccisi sul colpo. D’altro canto, gli stessi soccorritori, soprattutto quelli del Soccorso Alpino, arrivati dal nord Italia esperti di valanghe, hanno ammesso di non aver mai visto nulla di simile, un caso unico, hanno sottolineato.

Ma c’è un accertamento medico che mette in discussione i risultati in possesso della Procura pescarese sugli esami medici fin qui eseguiti. E viene dall’esame autoptico, che seppur ‘di parte’, è stato eseguito dal medico legale Domenico Angelucci, per conto della famiglia D’Angelo, che riporta sotto gli occhi di tutti la tempestività degli interventi. L’anatomopatologo, infatti, ha eseguito l’accertamento su Gabriele, il cameriere dell’hotel, ha stabilito che il giovane volontario della Croce Rossa è morto assiderato. Sul corpo del dipendente del Rigopiano, tra i primi ad essere stato estratto senza vita dalle macerie, “non ci sono segni di traumi né di asfissia come emorragie congiuntivali – spiega Angelucci -. Secondo noi se fosse stato soccorso entro due ore probabilmente poteva essere salvato. In quell’arco di tempo si sarebbe potuto salvare anche il maitre Alessandro Giancaterino, morto per la stessa causa, per il semplice fatto che sono stati ritrovati vicini e nelle stesse condizioni”. Bisognerà attendere gli altri accertamenti disposti dalla Procura per trovare conferme con gli esami del dottor Angelucci. Ma se dovessero arrivare, saremmo di fronte a gravi responsabilità .

Per tornare alla conferenza stampa del Procuratore di Pescara, la Tedeschini ha poi dichiarato d’aver acquisito agli atti le testimonianze dei sopravvissuti, le telefonate, tra cui anche la prima, quella fatta del ristoratore Quintino Marcella, al 113, allertato dal cuoco Giampiero Parete, da Rigopiano, poi dirottata alla sala operativa della Prefettura e in un primo momento sottovalutata. “Le ho ascoltate e mi sembra evidente che ci siano state incomprensioni”. Così come nel primo incontro con i giornalisti, anche oggi la sensazione che si ha e che per la Tedeschini quel che avvenuto la sera del 18 non abbia giocato un ruolo determinante. A meno che, come detto qualche rigo più su, non venisse fuori che altri ospiti potevano essere salvati se soccorsi in tempo.

Tra le carte c’è pure il bollettino  diffuso da Meteomont, il giorno prima della sciagura, alle 13:42, innalzò da 3 a 4 il pericolo valanghe. “Bollettino trasmesso e ricevuto dai destinatari istituzionali (Regioni, Province, Prefetture e Comuni, ndr) – ha affermato il Procuratore -. La mattina del 18, dato acquisito nell’indagine, gli ospiti hanno percepito uno stato di pericolosità (neve e scosse di terremoto, ndr) e volevano andar via – ha ribadito il magistrato, che ha anche ricordato che fino a questo momento non ci sono indagati. Eppure quel bollettino avrebbe dovuto dar credito alla telefonata di Marcella in una giornata che, evidentemente, ha mandato in tilt il sistema d’emergenza.

Infine, un altro aspetto dell’inchiesta, sul quale, per la verità, la Tedeschini era già soffermata nei giorni scorsi, e relativo alla realizzazione del Rigopiano, lì dove è stato travolto e che, secondo da quanto appreso in questi giorni, costruito su detriti accumulatisi in seguito ad un altra valanga, anni fa. “Il luogo in cui è stato realizzato – ha puntualizzato il Procuratore – è un tema dell’indagine. L’albergo, da quanto mi risulta, era in possesso di tutte le autorizzazioni”. Giorni fa, la Tedeschini su questo punto aveva detto: ” “Per quanto mi riguarda, mi pare assodato che l’hotel sia stato costruito in una zona a rischio valanga…”

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