Rifugio Pomilio o Passolanciano? Confusione nell’allarme valanghe. Ed è polemica

“Oggetto: Resoconto attività tavolo tecnico scientifico valanghe – Comune di Rapino. Con riferimento al sopralluogo effettuato in località Passo Lanciano sul pendio a monte del Rifugio Pomilio da parte della Unità tecnico Scientifica di valutazione, inerente il rischio valanghe, si comunica che non sono stati osservati fenomeni valanghivi nelle zone a monte e adiacenti al rifugio. Si invita comunque codesta Amministrazione a mantenere alto il livello di attenzione, informando la  popolazione sulla possibilità di rischio valanghe ed invitandola a limitare la frequentazione delle aree non abitate oggetto di possibili rischi. Si resta in attesa di puntuale riscontro”.

Questo il testo della comunicazione arrivata via email il 29 gennaio scorso al sindaco di Rapino, Rocco Micucci, da Sisma 2016, del Centro Operativo Regionale, che mette in stato d’allerta il primo cittadino. Un allarme che suscita la reazione di Micucci, deciso a rivolgersi alla magistratura. E spiega le ragioni: “il sopralluogo effettuato in località Passo Lanciano, sul pendio a monte del Rifugio Pomilio, non può essere stato effettuato. Infatti, il Rifugio Pomilio si trova in località Maielletta ad una altitudine di 1.888 metri. La località Passolanciano, invece, si trova ad una altitudine di 1.300 metri s.l.m. Pertanto, non si comprende dove questa Unità Tecnico Scientifica si sia recata per il sopralluogo e se la stessa Unità abbia compresa dove si è recata. Ammesso anche che il sopralluogo si sia svolto a monte del Rifugio Pomilio, quindi a quote intorno ai 1.900 metri, appare evidente da quanto riportato che la richiesta di allertare la popolazione sulla possibilità di rischio valanghe e di invitarla a non frequentare le aree non abitate oggetto di possibili rischi sia del tutto inattuabile. A tal fine si chiarisce per chi ha scarsa conoscenza dei luoghi, tanto da confondere anche le altitudini delle località, che la popolazione del Comune di Rapino risiede in un centro abitato che dista oltre 7 chilometri in linea d’aria, (26,1 chilometri stradali), dai luoghi che sarebbero stati oggetto di sopralluogo. Pertanto non avendo avuto indicazioni precise di quali sarebbero le “aree non abitate oggetto di possibili rischi”, significherebbe che il sottoscritto dovrebbe interdire (limitare che vuol dire?) circa 16-18 dei 20 chilometri quadrati del proprio territorio alla frequentazione della popolazione. E tutto questo tenendo conto “che non sono stati osservati fenomeni valanghivi nelle zone a monte e adiacenti al rifugio”. Inoltre, il fatto che ci si riferisca da parte di una Unità tecnico Scientifica di valutazione solo alla “possibilità” di rischio valanghe, e non alla “probabilità” è assolutamente inaccettabile per chi deve attuare provvedimenti. Vale per le valanghe ma vale anche per le scellerate allerte di possibili sisma. La possibilità riguarda l’esistenza di qualcosa in senso assoluto, è una caratteristica qualitativa e la risposta alla domanda «È possibile?» ha la forma del sì o del no. La probabilità riguarda invece l’esistenza in senso relativo ed è una caratteristica quantitativa; alla domanda «È probabile?» si può rispondere sì o no ma subito dopo viene l’altra domanda, che è la forma compiuta e sensata di domanda sulla probabilità: «Quanto è probabile?» o anche «Quante probabilità ci sono?». Da una Unità Tecnico Scientifica di valutazione e da un organismo tecnico come il Centro Operativo Regionale ci si aspetta che vengano date indicazioni e riferimenti quantitativi, cioè corroborate da dati e numeri,  affinchè il Sindaco, ultimo anello di una catena di responsabilità, possa in scienza e coscienza prendere idonei provvedimenti. Appare quini palese che detta comunicazione, con i suoi contenuti imprecisi e inattuabili, sia stata inviata al solo scopo di deresponsabilizzarsi da parte dell’autore e non al fine di permettere effettivamente di prevenire rischi per la popolazione. Pertanto chiedo di avere riferimenti quantitativi, e non solo oggi ma sempre,  supportati da dati certi e da cartografie e localizzazioni altrettanto certe, che permettano di prendere concreti provvedimenti, senza generare inutili allarmismi che hanno già danneggiato abbastanza questo territorio e la sua economia. Infine chiedo al Presidente della Regione, cui questa mail e relativo allegato viene indirizzata, di valutare di rimuovere il Dirigente firmatario di detta comunicazione per possibile procurato allarme, avendo inviato  al sottoscritto Sindaco e Autorità di Protezione Civile locale una nota che richiederebbe l’attuazione di procedure di emergenza (limitare la frequentazione delle aree non abitate) senza che vi sia la presenza di un reale pericolo e soprattutto in maniera generica senza indicazioni quantitative e localizzate”.

 

Spero di aver riscontrato puntualmente, anche se in ritardo.

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