Attentato di Berlino: per la Germania, Fabrizia Di Lorenzo morta in un incidente stradale

Nessun risarcimento per i familiari di Fabrizia Di Lorenzo, morta a 31 anni, il 19 dicembre scorso,  nell’attentato ai mercatini di Natale, a Berlino. Il motivo è da ricercare in una legge del 1985, che praticamente equipara quanto avvenuto in Breitscheidplatz come un incidente stradale e, quindi, esclude risarcimenti per i danni causati alle vittime di crimini violenti commessi “con un veicolo a motore o un rimorchio”

La notizia è riportata oggi dal Corriere della Sera in un articolo a firma di Giuseppe Guastella.

Nell’attentato compiuto da un estremista islamico, Anis Amri, ucciso quattro giorni dopo, a Milano, dalla polizia italiana, morirono altre 11 persone e 60 rimasero ferite. Amri piombò con un tir rubato sulla folla, compiendo una strage e uccidendo anche Fabrizia, che dopo una laurea magistrale in relazioni internazionali e diplomatiche e un master in tedesco, aveva deciso di tornare in Germania, a Berlino, dove aveva trovato lavoro alla 4 flow, un’impresa di logistica.

banner-660x150L’autista del mezzo pesante, un cittadino polacco, fu invece freddato a colpi di pistola dal terrorista e per questo i suoi parenti avranno un risarcimento.

Forte la delusione a Sulmona, in casa dei genitori di Fabrizia, Gaetano e Giovanna, e del fratello della ragazza, Gerardo, che al Corriere hanno raccontato l’incredibile caso ma anche il comportamento delle autorità tedesche. Riferiscono ad esempio che alcuni dei familiari di coloro che sono rimasti uccisi nella strage, hanno addirittura ricevuto il conto dell’obitorio “ritirato poi con tante scuse”. Familiari che, il 17 febbraio, sono stati ricevuti del Presidente della Repubblica Joachim Gauck e in quella occasione hanno avuto modo di far sentire la loro voce. “Al Presidente – spiegano Gaetano e Giovanna, entrambi impiegati postali a Sulmona – è stato detto che ciò che aveva amareggiato maggiormente era stata la mancanza di sensibilità e umanità ma anche che la Germania si era dimostrata inefficiente e incapace, a dispetto della sua immagine internazionale”. Retroscena che Gauck ignorava: “il presidente – hanno aggiunto i genitori di Fabrizia – sapeva che le cose non avevano funzionato perfettamente, ma non immaginava fino a quel punto. Ha chiesto scusa”.

Poi le dichiarazioni del ministro dell’Interno, de Maizière. Gerardo racconta al Corriere che ad un certo punto dell’incontro il ministro ha detto “che non si aspettavano che ciò succedesse. I familiari, una cinquantina di persone, hanno cominciato a rumoreggiare intorno all’enorme tavolo delle riunioni”. de Maizière, in altri termini, ha dimenticato, o ingorato, che l’intelligence avevano lanciato l’allarme, e la stessa Fabrizia aveva detto di temerne uno a Berlino.

Ora però Gaetano, Giovanna e Gerardo combattono la loro battaglia per far in modo che quella legge del 1985 venga rivista e corretta e che Fabrizia, come gli altri innocenti morti nella strage del 19 dicembre scorso, non passino per vittime della strada, ma di un attentato sottovlutato dalle autorità tedesche “che non hanno fatto tutto per fermare un criminale noto da anni, e per non aver preso precauzioni, come le barriere installate dopo l’attentato”.

Una battaglia condotta attraverso l’avvocato Roland Weber, incaricato dal governo di assistere le vittime.

“Ci sentiamo presi in giro da chi non vuole riconoscere di aver sbagliato e non vuole evitare che quello che è accaduto si ripeta in futuro – spiegano i genitori della ragazza di Sulmona -. Crediamo che tedeschi debbano ammettere pubblicamente le loro responsabilità e un risarcimento significherebbe ammetterle”.

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