Inchiesta Colasante: la Spadaccini respinge le accuse

Ha negato ogni responsabilità in merito alla accuse di abuso d’ufficio e falso ideologico Tiziana Spadaccini, di Vasto, funzionaria del settore economato della Asl Chieti-Lanciano-Vasto, arrestata lunedì scorso, e posta ai domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta per la maxi liquidazione che l’ente ha versato alla società Publiclean, che svolge il servizio di lavanderia.

Assistita dall’avv. Alessandro Orlando, la Spadaccini, ha risposto alle domande che gli sono state poste dal gip Massimo Canosa nel corso dell’interrogatorio di garanzia, ricostruendo i passaggi della transazione tra la società e la Asl. Nel suo ruolo, la Spadaccini era la responsabile della pratica e per questo, secondo l’accusa, nella formulazione delle delibere avrebbe avvantaggiato la Publiclean di Antonio Colasante, con la milionaria liquidazione, avvenuta con le determine dirigenziali del 18 dicembre 2015 e 21 marzo 2016.
Per il procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi, che ha condotto l’inchiesta che ha portato ai provvedimenti restrittivi (Colasante è recluso nel carcere di Lanciano, mentre la Spadaccini, come detto, è agli arresti domiciliari) la Asl avrebbe sborsato di più avvantaggiando un soggetto privato. Nello specifico, della prima trance di 2.454.000 di euro il surplus sarebbe stato di 1 milione e 855 mila euro, mentre per la seconda liquidazione di 825.904 euro la maggiorazione sarebbe stata di 275 mila euro. Soldi transitati tra le quattro società della Holding Colasante e utilizzati per l’acquisto di una villa a Porto Cervo, posta sotto sequestro preventivo.

L’imprenditore originario di Guardiagrele sarà sentito domani. Nell’inchiesta sono indagate altre sette persone, tra loro il manager Asl Pasquale Flacco che ha firmato alcune delibere relative al servizio.

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