Intesa vicina per i sovracanoni dell’impianto idroelettrico Sant’Angelo dell’Acea

Si è vicini ad un accordo per quanto riguarda il pagamento ai 60 Comuni del Bacino imbrifero montano (Bim) “Sangro” relativo alle annualità dal 2013 al 2016 dei sovracanoni derivanti dall’impianto idroelettrico di Sant’Angelo, situato nel territorio di Altino, di cui è concessionaria l’Acea.

La vicenda nasce dall’approvazione della legge n. 228 del 2012 (art. 1, comma 137) ma ha avuto un’accelerazione nel 2016: i Comuni interessati – di cui 49 abruzzesi, 10 molisani e uno laziale – a febbraio avevano chiesto e ottenuto un incontro con il Presidente D’Alfonso per illustrargli la questione.

Di Fonzo banner-660x150I centri interessati sono Agnone, Castel del Giudice, Vastogirardi, Pescopennataro, Capracotta, Belmonte del Sannio, Montenero Val Cocchiara, San Pietro Avellana, Rionero Sannitico, Sant’Angelo del Peschio, tutti in provincia di Isernia; San Donato Val Comino, in provincia di Frosinone; in Abruzzo, Alfedena, Archi, Ateleta, Atessa, Barrea, Bisegna, Bomba, Borrello, Borrello, Castel di Sangro, Civitaluparella, Civitella Alfedena, Civitella Messer Raimondo, Colledimadice, Colledimezzo, Fallo, Fara San Martino, Gamberale, Gessopalena, Gioia dei Marsi, Giardiagrele, Lame dei Peligni, Lecce dei Marsi, Lettopalena, Montazzoli, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, opi, Palena, Palombaro, Pennadomo, Pennapiedimonte, Pescasseroli, Pietraferrazzana, Pizzoferrato, Quadri, Rivisondoli, Roccaraso, Roccascalegna, Roio del Sangro, Rosello, Scanno, Scontrone, Taranta Peligna, Tornareccio, Torricella Peligna, Villa Santa Maria e Villetta Barrea.

In un summit svoltosi oggi a Roma – al quale hanno preso parte il Presidente Luciano D’Alfonso, il consigliere Alessio Monaco e i vertici dell’azienda – è stato deciso che a brevissimo termine si terrà in Abruzzo un incontro per siglare un’intesa con tutti i sindaci interessati. Acea si è detta pronta anche ad un investimento sul territorio con finalità turistiche.

Richiesta dal Presidente di un parere sull’argomento, il 14 aprile scorso l’Avvocatura regionale ha specificato che la suddetta norma si applica dal 1° gennaio 2013 a “tutti gli impianti di produzione superiori a 220 kW di potenza nominale media, le cui opere di presa ricadano in tutto o in parte nei territori dei Comuni compresi in un bacino imbrifero montano già delimitato”, dando così il via alla richiesta di corresponsione dei canoni.

Il servizio Gestione e qualità delle acque della Regione Abruzzo ha quindi inviato all’azienda la diffida per il pagamento di quanto dovuto per le annualità 2013 (910.841,40 euro), 2014 (941.822,40 euro), 2015 (941.822,40 euro) e 2016 (942.751,83 euro), per un totale di 3.737.238,03 euro.

L’Acea ha presentato ricorso avverso il provvedimento ma, con ordinanza del 25 ottobre scorso, il Tribunale regionale delle acque di Roma – competente per l’Abruzzo – lo ha respinto.

“Sono più che fiducioso – ha commentato D’Alfonso – sul fatto che si possa arrivare velocemente ad un’intesa. Chi utilizza le nostre risorse naturali deve partecipare alla promozione del progresso economico e sociale delle popolazioni presso le quali si serve”.

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