Teramo, l’Università cancella il convegno irriguardoso sulle vittime di Rigopiano

Nella assoluta certezza che gli organizzatori del convegno mai avrebbero voluto mancare di doveroso rispetto alle vittime dei recenti eventi calamitosi, consapevole che il titolo erroneamente assegnato all’iniziativa lascia spazio a equivoci irriguardosi, il Rettore (Luciano D’Amico, ndr), su richiesta dei responsabili dell’iniziativa, ha disposto l’annullamento della giornata di studi, giornata sin dall’inizio finalizzata esclusivamente alla presentazione di una ricerca sul fenomeno valanghe nell’intera area del Gran Sasso attraverso la mappatura degli eventi verificatisi lo scorso inverno. Lo spirito dell’iniziativa era, per questo motivo, opposto a quello desumibile dalla infelice titolazione, essendo orientato a evitare il ripetersi di eventi calamitosi attraverso una migliore conoscenza del contesto in cui questi possono verificarsi. In ogni caso, il Rettore, alla luce dell’incolpevole equivoco che vede coinvolta suo malgrado l’Università degli Studi di Teramo, si scusa per quanto accaduto”.

Questo il comunicato diffuso poco fa dall’Università di Teramo, che ha deciso di annullare il convegno il cui titolo, “Dalla calamità una valanga di opportunità”, ha provocato sì una valanga, ma di indignazione. Un convegno organizzato al campus dell’ateneo teramano, patrocinato dalla “Regione Abruzzo” (che però per voce del presidente Luciano D’Alfonso, ha smentito!) e dalla “Fondazione Gran Sasso.

Lo stesso D’Alfonso ha preso le distanze. Non sarebbe potuto intervenire domani a Teramo per impegni romani, ma ha fatto sapere di non essere stato nemmeno invitato. Il Presidente, comunque ha stigmatizzato il comportamento degli organizzatori.

Alla nota del Rettore si è aggiunta poi anche quella del preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Teramo, Paolo Savarese, il quale ha affermato che «in piena consonanza con quanto dichiarato dal rettore Luciano D’Amico, sottolinea la totale estraneità della Facoltà all’iniziativa in oggetto».

C’è stata anche la reazione del “Comitato vittime di Rigopiano” che a ben ragione, prima di sapere che l’appuntamento è stato cancellato, ha scritto: “ci chiediamo, innanzitutto, come sia possibile che un’università possa dare un titolo di così cattivo gusto ad un convegno, denigrando totalmente il dolore di chi sotto una valanga ha perso tutto. Quale valanga di opportunità possono nascere da un disastro costruito (non una semplice calamità) come quello di Rigopiano? Forse le opportunità che lo Stato avrebbe dovuto offrire ai figli che sono rimasti orfani dei genitori e ai genitori che sono rimasti orfani dei figli? Perché solo adesso tutto questo interesse a parlare di valanghe, perché solo adesso che ci troviamo qui a piangere 29 persone tutti parlano di un problema che in Abruzzo è sempre esistito ma nessuno si è mai preoccupato di affrontare? Non servono convegni in cui chi aveva la possibilità di evitare tutto questo può intervenire riempiendosi la bocca di belle parole per lavarsi la coscienza, disinteressandosi completamente di chi sta soffrendo e ridendo in faccia a chi semplicemente gli chiede: “perché tutto questo?” Questo titolo fa tornare in mente le intercettazioni che seguirono il terremoto dell’Aquila, in cui alcuni imprenditori sorridevano alla notizia del terremoto per i benefici che avrebbero tratto dalla costruzione. Tutto ciò rafforza la nostra convinzione di vivere in uno stato assente e corrotto. Noi faremo comunque il possibile per fare in modo di boicottare questo convegno”.

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