Botta e risposta tra Flacco (Asl02) e Febbo (FI) sul caso Di Pietro

Scontro a distanza tra e il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco e il presidente della Commissione vigilanza e consigliere regionale, Mauro Febbo, sulle dimissioni del Direttore amministrativo Asl Chieti, Sabrina Di Pietro, che dal prossimo 1° luglio verrà sostituita nella funzioni da Tiziana Petrella, attuale direttore del Servizio acquisizioni beni e servizi della Asl di Pescara.

L’esponente di Forza Italia in Emiciclo, ieri, dopo l’annuncio del cambio alla direzione amministrativa aveva attaccato Flacco. La ragione, la nomina, un anno fa della Di Pietro, sulla quale s’erano ammassate delle ombre, soprattutto quella su una presunta irregolarità nella nomina. Il caso era finito alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Chieti. Febbo, in funzione del suolo ruolo alla Vigilanza, aveva chiesto la documentazione inerente l’iter seguito dalla Asl 02 per la nomina della Di Pietro, carte che Febbo, non ha mai ricevuto. “Nonostante mie formali richieste scritte e puntuali sollecitazioni, ancora non è stato dato nulla e attendo sempre chiarimenti dalla stessa Azienda sanitaria. Documenti che mi sarebbero dovuti pervenire il 20 giugno scorso.  Qualche giorno fa, di fronte all’intervento della Procura di Chieti, la Di Pietro aveva parlato di persecuzione politica, ora invece stranamente arrivano le sue dimissioni anche se la vicenda non è affatto chiusa”.

Tirato in ballo, Flacco oggi replica. E lo fa con decisione. “Tanto livore per nulla. Febbo ha un pensiero ossessivo per la Asl. Devo per forza immaginare che un colpo di calore abbia bruciato al suddetto presidente le competenze normative che vanta di possedere – aggiunge caustico il manager – perché il documento diffuso qualche ora fa è un concentrato di corbellerie da far strabuzzare gli occhi. L’enormità è tale da doverle per forza passare in rassegna una per una: è in capo al direttore generale, e solo a lui, la facoltà di nominare il direttore amministrativo, scegliendo intuitu personae (e dunque autonomamente) la professionalità più idonea, senza fare alcun bando. Pertanto non esiste graduatoria a cui attingere. Così come non compete ad altri organismi regionali ratificare, bocciare o invalidare la scelta, perché ne risponde interamente il direttore generale, e io, che conosco le norme e le rispetto, non ne ho timore. Tutto questo è puntualmente disciplinato da leggi dello Stato che un rappresentante delle istituzioni dovrebbe conoscere. La residenza o l’appartenenza geografica non rappresentano un requisito per l’accesso alla nomina né tantomeno una garanzia di professionalità. Pertanto è ridicolo accusarmi di non avere scelto qualcuno di Chieti, e se all’interno della nostra Azienda ci siano figure idonee per il ruolo di direttore amministrativo, e che godano anche della mia fiducia, posso saperlo io, non altri. Il punto più alto, e per certi aspetti comico, della nuova invettiva è la descrizione del torbido intreccio tra il ruolo attuale di Tiziana Petrella e quello che assumerà a breve: viene tratteggiata una sovrapposizione fosca, che vizierebbe scelte future importanti, soprattutto in ordine al ruolo degli ospedali di Chieti e Pescara. Allora, la dottoressa Petrella non è direttore amministrativo a Pescara né lo è stata in passato, si occupa di acquisti di beni e servizi e non si capisce quale danno potrebbe arrecare a Chieti in virtù del ruolo esercitato e, soprattutto, riferite a scelte strategiche che sono e restano di competenza regionale. Non c’è da aprire alcun confronto né un tavolo, non esiste interlocuzione con alcuno per il completamento della Direzione strategica di un’Azienda sanitaria. Lo dicono con chiarezza le norme, che basterebbe leggere per evitare figure barbine e collezionare una fila di sciocchezze in venti righe. Se la tanto millantata conoscenza delle leggi è questa, c’è da fare la tara a tutte le invettive lanciate in questi mesi alla nostra Asl, dove si consumerebbero quotidianamente chissà quali scempi., signor Presidente della Commissione di vigilanza”.

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