Honeywell, i sindacati pronti allo sciopero ad oltranza

Silenzio da parte della dirigenza, ma tanti atti, concreti, che preoccupano lavoratori e sindacati sul futuro occupazionale alla Honeywell. Nessun investimento negli ultimi anni nel sito di Val di Sangro della multinazionale americana; nessun piano aziendale che riporti i livelli produttivi ai soddisfacenti numeri passati; i 420 dipendenti che sono passati per tutti gli ammortizzatori sociali e adesso sono in solidarietà; il gruppo americano che, nel frattempo, ha cambiato la dirigenza (ora tutta francese) e che spende circa 30 milioni di euro per un sistema capace di copiare i backup dei pezzi lavorati in Val di Sangro, in modo che gli stessi possano essere riprodotti nello stabilimento del gruppo, in Slovacchia, con costi inferiori; produzione che da 1,4 milioni del 2008, è passata a 700mila, e resterà con queste capacità anche per il prossimo anno. Insomma, tanti indizi che, messi insieme, portano dritti a una conclusione: lo stabilimento sangrino verrà dismesso.

Il quadro è stato tracciato oggi in conferenza stampa nella sede territoriale della Cisl di Lanciano da Nicola Manzi, Davide Labbrozzi e Donato Di Camillo, rispettivamente della UilM, Fiom Cgil e Fim Cisl.

“Finora nessuna comunicazione ufficiale da parte della dirigenza. Siamo di fronte a tante incertezze che rafforzano il nostro convincimento che la produzione da qui verrà spostata (in Francia, ndr) e la conseguente chiusura del sito abruzzese – hanno sottolineato i tre sindacalisti -. La crisi prima, il mercato che guarda con sempre minor interesse ai motori diesel (alla Honeywell vengono prodotti turbocompressori per veicoli di svariati importanti marchi italiani e esteri, ndr) hanno portato a una riduzione dei numeri. Quello che era il fiore all’occhiello del gruppo (oltre al sito in Val di Sangro, la multinazionale ha altri stabilimenti in Francia, Slovacchi e Romania, ndr) e per l’alta professionalità dei suoi dipendenti, rischia di chiudere. Qui si sono formati tutti coloro che poi sono passati negli altri siti. Abbiamo dunque il diritto di sapere quali sono le intenzioni della dirigenza e per ottenerle e capire quale sarà il futuro dei 420 lavoratori chiediamo l’intervento del Governo. Abbiamo già interessato le nostre segreterie nazionali e attendiamo ora do che venga fissato al più presto un incontro”.

Intanto la fabbrica è ferma per lo sciopero indetto dalle tre sigle sindacali e, probabilmente, andrà l’astensione dal lavoro ad oltranza fino a quando non si avranno importanti novità.

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