Ortona, picchia la moglie davanti alla figlia minorenne: arrestato

Da alcuni mesi era vittima di violenze all’interno delle mura domestiche ad opera del marito, M.C. un operaio albanese di 50 anni. E ieri sera, dopo l’ennesima aggressione, M.K., 43 anni, albanese anche lei, convinta dalla sorella e dalla figlia a non sottostare più alle angherie del marito, ha chiamato la centrale operativa della Compagnia Carabinieri di Ortona per segnalare che l’uomo, al culmine dell’ennesimo litigio, l’aveva massacrata di botte alla presenza della figlia minorenne. I militari della Stazione e del Nucleo Radiomobile di Ortona, giunti sul posto nel giro di pochissimi minuti sono riusciti a bloccare l’uomo che tentava di allontanarsi dalla casa familiare subito dopo aver colpito la donna alla testa, alle braccia e al corpo con tutto ciò che gli era capitato a tiro durante il litigio: uno stendino per la biancheria, una sedia ed altro ancora. La donna, dopo essere stata medicata presso l’Ospedale di Ortona per un serie di traumi alla testa, alle braccia e al dorso, per i quali ha ottenuto 15 giorni di prognosi, ha avuto il coraggio di denunciare il marito, oltre che per l’episodio odierno, anche per una serie di altre aggressioni subite negli ultimi mesi. L’uomo, pertanto, è stato tratto in arresto per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate e, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Chieti, tradotto nella mattinata odierna dinanzi al G.I.P. presso il Tribunale di Chieti che ha convalidato l’arresto e disposto nei suoi confronti la misura cautelare della custodia in carcere.

Quando è stata fermata lunedì pomeriggio dai militari del Nucleo Radiomobile di Ortona lungo la S.S. 16 in località Bivio Pasquini ha mostrato subito segni di nervosismo. Ed aveva i suoi validi motivi per esserlo, A.B. 38enne pregiudicata foggiana, perché si era allontanata da alcune settimane dal suo domicilio di Foggia dove si trovava agli arresti domiciliari. E per sottrarsi all’identificazione, visto che tra l’altro non aveva con sé alcun documento di identità, non ha esitato a fornire false generalità ai militari, ai quali, però, è bastato un accertamento sulle sue impronte digitali per capire che in realtà ci si trovava dinanzi ad un’evasa. Per A.B., quindi, è scattato l’arresto in flagranza per evasione e false dichiarazioni sull’identità personale. Per il giovane che invece la trasportava a bordo della propria autovettura, il 23enne G.D.L., anch’egli pregiudicato di Foggia, è scattata la denuncia a piede libero per guida senza patente, per non averla mai conseguita, e favoreggiamento, avendo tentato di accreditare presso i militari la versione data dalla donna su quelle che sono poi risultate essere le sue false generalità. A.B. è stata quindi tradotta ieri mattina dinanzi al G.I.P. presso il Tribunale di Chieti che ha convalidato l’arresto e disposto nei suoi confronti il ripristino degli arresti domiciliari in Foggia.

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