Porto di Ortona: per l’ENI polo strategico ma necessiari lavori di dragaggio

Martedì 26 settembre presso il Deposito Costiero R&M di ENI si è svolto un incontro con la Direzione della Sezione Logistica aziendale in merito alle ventilate ipotesi di cessione delle attività gestite da ENI ad imprenditori privati interessati a rilevare la gestione dei rifornimenti e della distribuzione di prodotti petroliferi afferenti le competenze territoriali del sito di Ortona.

L’incontro sollecitato dalla RSU del DECO ha visto la partecipazione della segreteria regionale del Comparto Energia e Petrolio della Femca-Cisl Abruzzo Molise rappresentata dal segretario Stefano Di Crescenzo, presenti anche i rispettivi segretari regionali di comparto di Uiltec-Uil e Filtec-Cgil.

La Direzione aziendale ha al momento comunicato di non aver  preso in considerazione le manifestazioni di interesse ricevute e pur ribadendo che il sito di Ortona resta un polo strategico per le attività di Eni sul corridoio adriatico, la stessa ha espresso forte rammarico per i continui rinvii dei lavori di dragaggio ed escavazione dei fondali del porto di Ortona.

Difatti anche le organizzazioni sindacali preoccupate in tal senso dalla forte diminuzione del traffico dei volumi lavorati dal terminal portuale di ENI attivo sulla banchina Nord del porto di Ortona, hanno deciso di chiedere quanto prima un incontro alla nuova amministrazione comunale di Ortona affinché la stessa si adoperi per scongiurare la perdita dei finanziamenti stanziati per i lavori di dragaggio che attendono ormai da almeno 2 anni di essere cantierati.

I lavori in parola garantirebbero l’approdo di navi petroliere di maggior cabotaggio che permetterebbero di abbattere i costi x tonnellata dei prodotti movimentati dal deposito costiero di Eni consentendo di mantenere gli attuali livelli occupazionali diretti o indotti e stabilizzando anche gli investimenti previsti nei prossimi anni dalla compagnia petrolifera di stato per quanto concerne le attività di manutenzione, sicurezza e sostenibilità ambientale del sito ortonese.

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