Europa: proposte contro la radicalizzazione. Nasce la Procura antifrodi

Due importanti novità arrivano dal Parlamento europeo. La prima riguarda il problema del sovraffollamento delle carceri, ritenuto come occasione per favorire la radicalizzazione. I deputati chiedono perciò alle autorità nazionali di optare, se possibile, per pene alternative alla reclusione.

Nel testo della risoluzione votata oggi, si afferma che gli Stati membri dovrebbero migliorare le condizioni nelle carceri in modo da proteggere la salute e il benessere dei detenuti e del personale, favorire la riabilitazione e ridurre il rischio di radicalizzazione. Per contribuire a prevenire la radicalizzazione, il Parlamento raccomanda inoltre la formazione del personale, un’intelligence carceraria, il dialogo interreligioso e l’assistenza psicologica.

Secondo i deputati, la detenzione e in particolare la carcerazione preventiva dovrebbe essere un’opzione di ultima istanza, da utilizzare solo in casi legalmente giustificati e particolarmente inadatta per alcune persone vulnerabili come i minori, gli anziani, le gestanti e le persone che soffrono di gravi malattie o invalidità mentali e fisiche.

Per i detenuti che non rappresentano un grave pericolo per la società, i deputati raccomandano l’adozione di pene alternative al carcere, come la detenzione domiciliare, i lavori socialmente utili o il braccialetto elettronico.

Il Parlamento sollecita gli Stati membri a stanziare risorse adeguate per la ristrutturazione e l’ammodernamento delle carceri, per differenziare le regole carcerarie in funzione dei detenuti e della loro pericolosità e per fornire ai detenuti un programma bilanciato di attività e di tempo al di fuori della propria cella.

La crescente privatizzazione dei sistemi carcerari può peggiorare le condizioni di detenzione e compromettere il rispetto dei diritti fondamentali. Si richiama inoltre l’attenzione sull’elevato livello di suicidi in carcere, condannando la politica di dispersione penitenziaria applicata da alcuni Stati membri, poiché si tratta di una pena aggiuntiva per le famiglie dei detenuti.

Secondo le ultime statistiche penali annuali del Consiglio d’Europa, che riguardano l’Europa intera e non solo l’UE, il numero di persone detenute nelle carceri europee è diminuito del 6,8% tra il 2014 e il 2015, anche se il sovraffollamento delle carceri rimane un problema in 15 Paesi. L’Italia è fra questi.

La relazione non legislativa è stata approvata con 474 voti favorevoli, 109 contrari e 34 stensioni.

La relatrice Joëlle Bergeron (EFDD, FR) ha dichiarato: “Nella maggior parte dei Paesi dell’UE, la società civile si è allontanata dalle carceri, la maggior parte delle quali sono vecchie e sovraffollate. E’ giunto il momento di adottare una concezione più umana della vita carceraria, di vietare le carceri troppo grandi, di promuovere alternative all’incarcerazione e di adeguare le istituzioni al profilo dei detenuti. Trattandosi di una competenza nazionale, le istituzioni dell’UE dovrebbero orientare i paesi verso una gestione delle carceri e dei detenuti più coerente con il rispetto dei diritti umani”.

Nel 2014, oltre mezzo milione di persone risultava detenuto nelle prigioni UE, cifra comprendente sia le persone condannate a scontare una pena definitiva sia quelle accusate di un crimine e che si trovavano in detenzione cautelare (il 20% del totale, secondo Eurostat).

L’altra novità riguarda invece l’istituzione di una Procura europea per combattere le frodi 

La Procura europea sarà incaricata di indagare e perseguire penalmente gli autori di reati contro il bilancio dell’UE. Attualmente, solo le autorità nazionali possono indagare e perseguire le frodi connesse al bilancio dell’UE, come l’uso improprio dei fondi strutturali o le frodi transfrontaliere relative all’IVA, ma la loro giurisdizione è limitata alle frontiere nazionali.

La Procura europea (European Public Prosecutor’s Office – EPPO) consentirà lo scambio rapido di informazioni, il coordinamento delle indagini di polizia, il congelamento e sequestro dei beni, nonché l’arresto transfrontaliero degli indagati. Inoltre, lavorerà in stretta collaborazione con Eurojust, l’Agenzia dell’UE per la giustizia penale, e con l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, per garantire un maggiore successo delle azioni penali e un recupero efficace delle somme truffate.

La risoluzione è stata approvata con 456 voti favorevoli, 115 contrari e 60 astensioni.

“Grazie all’EPPO, che riunirà il lavoro dei pubblici ministeri nazionali sotto un unico organo europeo, si affronteranno le carenze delle indagini nazionali non coordinate sull’uso improprio dei fondi UE. Si spera che la portata dei poteri dell’EPPO potrà includere nel prossimo futuro anche i reati transfrontalieri come terrorismo e tratta di esseri umani”, ha dichiarato la relatrice Barbara Matera (EPP, IT).

Ora che il Parlamento ha dato la sua approvazione all’istituzione dell’EPPO, il Consiglio può adottarne formalmente il regolamento. L’EPPO dovrebbe essere operativa tra il 2020 e il 2021.

L’EPPO sarà istituita nell’ambito di una cooperazione rafforzata tra 20 Stati membri. Gli 8 Paesi che attualmente non hanno aderito – Svezia, Paesi Bassi, Malta, Ungheria, Polonia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca e Ungheria – potranno farlo in qualsiasi momento.

L’ufficio centrale dell’EPPO avrà sede a Lussemburgo, con un procuratore capo e i procuratori di tutti i Paesi aderenti a dirigere le indagini penali quotidiane svolte dai procuratori delegati in tutti gli Stati membri partecipanti.

Il 5 luglio scorso, il Parlamento ha approvato le definizioni comuni dei reati connessi alle frodi che ricadranno sotto la giurisdizione dell’EPPO. L’elenco dei reati potrebbe in futuro essere ampliato per includere, ad esempio, il terrorismo.

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