Rapporto Svimez 2017, botta e risposta Paolucci-Di Stefano

“Una bocciatura severa e senza sconti del Governo D’Alfonso”. Lo definisce così il parlamentare di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, il Rapporto Svimez 2017, presentato oggi alla Camera dei Deputati, e che pone l’Abruzzo lontano dalla ripresa che si registra, invece, in altre regioni italiane, comprese quelle del Sud. Per l’Assessore regionale alla Programmazione Economica e Legge di Stabilità Finanziaria, i dati emersi dal rapporto, che si riferisce al 2016 “offrono diversi spunti positivi per quanto riguarda il nostro territorio. Sull’occupazione, la variazione tra 2016 e 2015 segna un +0,5% (da 521.600 a 524.200 unità) mentre diminuisce del 3,2% il tasso di persone in cerca di occupazione (da 69.100 a 66.900). Allo stesso modo cresce (+1,2%) il tasso di occupazione, passando dal 54,5% al 55,7%, e si riduce (-0,5%) il tasso di disoccupazione, che passa dal 12,6% al 12,1%. Numeri che distanziano di gran lunga il dato medio del Mezzogiorno, che vede il tasso di occupazione al 43,4% e quello di disoccupazione al 19,6%.

In merito al prodotto pro capite, l’Abruzzo fa registrare 22.853,30 euro per abitante (+0,1%), una cifra che pone la regione molto al di sopra rispetto al dato medio del Sud (17.146,00) e in avvicinamento verso la media nazionale (25.890,50). Quanto al dato del prodotto interno lordo – un dato “vecchio” in quanto noto sin dal luglio scorso – è vero che nel 2016 si è registrata una flessione dello 0,2 ma si tratta di una caratteristica comune alle regioni colpite dal sisma verificatosi nei mesi di agosto e ottobre, con Umbria (-1,1) e Marche (-0,2) più penalizzate rispetto al Lazio (+0,1) che fa marcare un aumento contenuto. Altri dati economici fanno segnare un forte aumento delle esportazioni (+9,7%) e un buon accrescimento dei depositi bancari (+2,4%).”

“L’Abruzzo è l’unica Regione del Mezzogiorno ad avere un dato di crescita del PIL  con il meno davanti – commenta Di Stefano -. Non solo quindi perdiamo punti importanti rispetto allo scorso anno, ma addirittura arriviamo ad essere in decremento, a dispetto dei parametri di tutte le altre Regioni del Sud che invece sono in crescita. Possiamo interpretare tutti gli altri numeri come vogliamo ma una cosa è certa: a fronte di una promessa sbandierata agli abruzzesi quattro anni fa in campagna elettorale, quella per cui i parametri dell’Abruzzo avrebbero agganciato quelli delle virtuose Regioni del Nord Italia, stiamo invece retrocedendo verso i parametri del Centro Sud e questo, assolutamente, non depone bene per la nostra economia.

D’altronde non potrebbe essere altrimenti; basti pensare, ad esempio, ad uno dei settori più importanti del nostro tessuto economico, l’agricoltura, che vede un ritardo allucinante sull’emanazione dei bandi per l’erogazione dei fondi Europei o a un altro settore fondamentale come la sanità  che, purtroppo, vede il debito che sta riprendendo ad aumentare, come non era mai stato nel precedente quinquennio a guida centrodestra. In conclusione, il rapporto Svimez, senza mezzi termini, boccia le politiche di sviluppo di questo Governo Regionale – conclude Di Stefano.

“Il rapporto Svimez termina con una serie di proposte – mette in evidenza Paolucci -: una di queste, quella sulla logistica, prevede l’istituzione di nuovi corridoi trasversali al bacino del Mediterraneo e al suo interno (punto 2) auspica la creazione di un asse centro-settentrionale che vada dalla Spagna (Barcellona) all’Est europeo passando per Civitavecchia, Ortona/Pescara e la Croazia. Un suggerimento che va verso lo schema al quale la Giunta D’Alfonso sta lavorando sin dal suo insediamento. L’Abruzzo si conferma dunque terra cerniera tra Nord e Sud, con dati che la pongono nettamente al di sopra dei valori registrati nel resto del Mezzogiorno e che guardano al centro Italia. E’ obiettivo primario dell’amministrazione D’Alfonso avvicinare ulteriormente la nostra regione alle aree più sviluppate del Paese e il 2018, con l’avvio di tutti i cantieri previsti nel Masterplan, segnerà certamente una svolta per l’economia abruzzese”.

Di certo c’è che anche l’agricoltura, settore trainante per l’Abruzzo, non dà segni incoraggianti. Senza parlare dell’artigianato, vicino al collasso. I dati positivi non possono essere affidati solo alla grande industria (leggi Sevel). Da tempo i sindacati chiedono d’intervenire per sostenere le piccole e medie aziende, che da sole non potrebbero affrontare un mercato che va oltre i confini regionali e nazionali.

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