Diffamazione su Facebook, multato il senatore Di Stefano (FI)

Fabrizio Di Stefano, senatore di Forza Italia, difeso dall’avvocato Peppino Polidoro, è stato riconosciuto colpevole di diffamazione del Tribunale di Chieti e condannato a pagare una multa di 1000 euro e altrettanti di provvisionale. Il giudice monocratico teatino, Isabella Allieri, ha ritenuto di dover accogliere le ragioni della pubblica accusa e della parte offesa, l’avvocato Marco Di Domenico, assistito dall’avvocato Marco Femminella, che avevano chiesto appunto la condanna del parlamentare, ieri per la prima volta in udienza. Di Stefano, infatti, per impegni a Palazzo Madama, non era stato ascoltato dal giudice monocratico sui fatti, che risalgono niente meno che al 2012. Il giudice Allieri, nella precedente udienza del settembre scorso, aveva espressamente richiesto la presenza dell’esponente politico.

Si diceva dei fatti, che risalgono appunto a 5 anni fa, alla vigilia del turno elettorale per il rinnovo del consiglio comunale di Lanciano. Il PdL, doveva scegliere il suo candidato sindaco e diede vita a un sondaggio per riuscire a individuare chi avrebbe dovuto contendere al candidato del centrosinistra, Mario Pupillo, la poltrona di primo cittadino. La lista dei papabili più accreditati del centrodestra, da una decina di nominativi, si era ristretta a Ermanno Bozza, Donato Di Fonzo, Graziella Di Campli e appunto Di Domenico, allora assessore comunale all’Urbanistica nella giunta guidata da Filippo Paolini. Di Stefano, che ricopriva un ruolo importante all’interno del PdL, si espresse per Bozza, provocando la reazione di Di Fonzo, che diede vita a una lista indipendente che andò poi ad appoggiare Pupillo, che vinse la tornata elettorale, e quella Di Domenico, che era entrato in contrasto con Di Stefano su alcune azioni politiche da intraprendere sul territorio frentano.

Il ‘njet’ alla candidatura finì per alimentare una serie di post al vetriolo su Facebook, tra l’ex assessore all’Urbanistica e Di Stefano. In uno dei messaggi il senatore fece riferimento a un “soggetto che presidiava la mia segreteria pur di farmi da zerbino quando arrivavo”, non nominando di Di Domenico, ma offrendo più di un elemento per far intendere a chi si rivolgesse. Di Domenico a quel punto ha presentato una querela per diffamazione che ieri, a Chieti, ha visto la condanna del senatore di Forza Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *