Suicidio del Generale Conti: nelle lettere lasciate i tormenti su Rigopiano

Un gesto dettato dalla disperazione, dai tormenti professionali e personali che lo hanno imprigionato per mesi. E che nessuno ha capito. Guido Conti, 58 anni di Sulmona, comandante provinciale del corpo forestale di Pescara, da ottobre in congedo dall’arma dei carabinieri, ha deciso di farla finita, uccidendosi venerdì 17 novembre con un colpo alla tempia destra, esploso da una pistola calibro 9, alle pendici del monte Morrone. Tre le lettere trovate dopo la sua morte, che hanno allontano altre ipotesi, anche se ieri la magistratura ha disposto la ricognizione cadaverica, per fugare ogni altro dubbio.

Le missive erano indirizzate all’ex premier Matteo Renzi, l’altra alla moglie e alle due figlie e una alla sorella.

All’attuale segretario del Pd, l’ex generale, ha lasciato una copia della missiva scritta nel novembre del 2016, nella quale difendeva l’autonomia del Corpo Forestale, contro l’accorpamento nell’Arma deciso dal Governo.
Nelle righe lasciate alla famiglia, c’è il macigno sulla sciagura di Rigopiano del 18 gennaio scorso. A moglie e figlie, Conti avrebbe esternato tutto il dolore che si è portato dentro da quel giorno. Da indiscrezioni, sembra che l’ex Generale si rimproverasse l’atto autorizzativo per la realizzazione del centro benessere del resort, che nell’urto con la valanga fu spostato di alcune decine di metri. Lì, il 18 gennaio, c’erano molti ospiti che attendevano di poter lasciare l’hotel.

Prima del suicidio Conti, che aveva lasciato il servizio, pochi giorni prima dell’accaduto si fosse dimesso dalla Total, la multinazionale che l’aveva assunto con importanti compiti dirigenziali.