Omicidio Neri, per la mamma Alessandro ucciso per un prestito non restituito

“Qualcuno ha dovuto sparare, è stato costretto ad uccidere mio figlio perché costretto”.

E’ la convinzione di Laura Lamaletto, sostenuta stasera nel corso della puntata di Quarto Grado, il programma di Rete 4 condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.

Al microfono dell’inviato Remo Croci, la mamma di Alessandro Neri lancia un’altra ipotesi, forse la più credibile a un mese dalla tragico fine del figlio, ucciso con due colpi di pistola e ritrovato l’8 marzo scorso a Fosso Vallelonga, nella periferia di Pescara.

“Sono convinta di quel che dico – aggiunge Laura -, mio figlio conosceva chi era con lui la sera in cui abbiamo perso le sue tracce. Una persona che fa parte della sua cerchia di conoscenze e che ha impugnato la pistola per sparare perché doveva”.

L’ipotesi, in altri termini è legata all’attività di compra-vendita di auto che Alessandro portava avanti da qualche tempo. La famiglia Neri, abituata a un tenore di vita alto con l’attività di Laura al Feuduccio, l’azienda vitivinicola creata da Gaetano Lamaletto, nonno di Alessandro, si è trovata in difficoltà dopo l’esclusione di Laura dalla gestione della tenuta di Orsogna, passata al fratello Camillo. Il giovane ha così deciso di dare una mano in casa, avviando il commercio di auto. Scambi lucrosi se si hanno contanti da investire, altrimenti è necessario ricercare chi è nelle possibilità di sostenerli. Alessandro, dunque, avrebbe trovato la persona in grado di aiutarlo, pagando, come avviene in questo tipo di mercato, tassi di restituzioni alti, tassi usurai. E l’idea che campeggia nella mente di mamma Laura allora cosa vuol dire? Non è escluso che il figlio abbia trovato un garante per ottenere un prestito, non restituito nei tempi previsti. Alessandro, quindi, sarebbe stato punito per lo sgarro e a sparargli sarebbe stato proprio chi gli aveva permesso di avere i soldi necessari per la sua attività, costretto a dare una lezione a chi lo aveva messo in difficoltà nei riguardi di chi aveva concesso il finanziamento. 

E’ una pista che gli inquirenti stanno seguendo, anche perché sembra essere abbastanza plausibile. Per scoprire se sia la strada giusta per dare un movente a questo omicidio che resta un grande rebus, si indaga in maniera classica, battendo gli ambienti della città.

Non sono state trovate tracce di altre presenza nella Fiat Cinquecento del giovane, fatta ritrovare, tre giorni dopo la sua scomparsa parcheggiata in via Mazzini. Non ci sono nemmeno quelle della mamma di Alessandro, che nel pomeriggio del 5 marzo scorso, poche ore prima della scomparsa del giovane da casa, a Villa Raspa di Spoltore, era andata a far compere con il figlio.

Stabilito invece, il calibro dei proiettili sparati contro Alessandro: si tratta di pallottole 7,65. Si stanno studiando le striature per capire se siano state esplose da un revolver o da una semi-automatica. Un altro aspetto non trascurabile, dal momento che nell’area di Fosso Vallelonga non sono stati trovati bossoli. C’è da capire se Alessandro sia stato ucciso lì, oppure in un altro luogo.

Il giallo continua, mentre mamma Laura prega l’assassino, ogni sera, perché parli, si liberi la coscienza.

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