Omicidio Neri, spunta un testimone

Spunta un testimone nelle indagini sul delitto di Alessandro Neri, ucciso con due colpi di pistola agli inizi dello scorso marzo. Un amico del giovane, secondo quanto è stato affermato nel pomeriggio di oggi nel corso della trasmissione di RaiUno, La Vita in Diretta, lo avrebbe visto il giorno della scomparsa (5 marzo) in compagnia di persone, personaggi descritti come poco raccomandabili, volti che sarebbero noti alle forze dell’ordine. Non si sa ancora se il teste lo avrebbe visto con questi individui sulla Cinquecento di Alessandro, oppure in un altro luogo, a Pescara. Il tutto è mantenuto nel massimo riserbo. Si tratta comunque di un particolare molto importante, che potrebbe rivelarsi fondamentale per far luce su un omicidio che, a distanza di un oltre un mese, continua a restare un mistero.

Il corpo di Alessandro è stato trovato tre giorni dopo la scomparsa a fosso Vallelunga, in un luogo appartato, alla periferia sud di Pescara, non molto lontano dal cimitero comunale, con in corpo due proiettili: uno ad un fianco, l’altro in testa. Il testimone, quindi, potrebbe essere stato l’ultimo a vederlo in vita e con il suo racconto potrebbe restringere il campo delle indagini, che i carabinieri di Pescara stanno portando avanti attraverso un lavoro capillare.

Trovano sempre più spazio le parole di Laura Lamaletto, la mamma di Alessandro, che da tempo sostiene che l’assassino, o gli assassini del figlio vanno ricercati in città. L’indice, dunque è puntato sulla delinquenza locale. “Per me, Alessandro conosceva almeno uno di queste persone, altrimenti non si sarebbe fidato, non lo avrebbe avvicinato e nemmeno fatto salire sulla sua auto – ha ripetuto Laura nella trasmissione televisiva sul primo canale della Rai.

C’è ora da capire se Alessandro avesse un appuntamento, oppure nel pomeriggio del 5 marzo scorso, lasciando la casa dei suoi, a Villa Raspa di Spoltore, sia stato seguito e poi bloccato da qualcuno che lo seguiva. Le modalità dell’omicidio descrivono una delinquenza che sembra sempre più impastata con la criminalità organizzata. Lo dimostrerebbero alcuni aspetti, che hanno reso più complicato il lavoro dei Carabinieri per capire come e perché il giovane è stato ucciso. Nessun bossolo dei due proiettili calibro 7,65 esplosi per ucciderlo, ad esempio, è stato trovato a fosso Vallelunga. Probabile che il giovane possa essere stato assassinato altrove, oppure che sia stato freddato ai piedi della collina di San Silvestro, usando un revolver. Nessuna traccia di estranei trovata dai Ris dei Carabinieri sulla Cinquecento di Alessandro, che è stata accuratamente ripulita. Nemmeno le impronte di mamma Laura, che qualche ora prima che il figlio scomparisse, aveva guidato l’utilitaria. Senza dimenticare che la Cinquecento, scoperta mercoledì 7 marzo, in via Mazzini, ha potuto percorrere con ala guida chissà chi senza problemi le strade del centro cittadino, anche quelle sorvegliate dalle videocamere, che in quei giorni non erano in funzione. Nessun elemento nemmeno dal cellulare del giovane, trovato accanto al corpo, da quelli presi dai carabinieri in casa e dal computer usato da Alessandro.

Si segue con insistenza la pista delle attività che Alessandro portava avanti da qualche tempo. Si occupava di compravendita di auto usate o all’asta, di telefonini e di altri oggetti. Sembra strano che possa essere stato ucciso per un debito non pagato e prende corpo invece l’ipotesi che possa avere capito e scoperto qualche traffico illecito, che caratterizza spesso quel tipo di commercio. Giri strani, nei quali Alessandro forse è finito e dai quali voleva allontanarsi.