A Sulmona la manifestazione contro il gasdotto Snam. La società interviene e tranquillizza

Istituzioni, organizzazioni e associazioni, in tutto 365 finora le adesioni alla manifestazione #Sulmona21Aprile, contro la realizzazione della centrale SNAM prevista nella città ovidiana, e di altri previsti per lo stoccaggio, tra Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria e Molise. La manifestazione, che si svolgerà domani, è stata organizzata dal Coordinamento No Hub del Gas-Abruzzo e ha visto la partecipazione della Diocesi di Sulmona.

E a poche ore dall’evento, la Snam la principale utility regolata del gas in Europache da oltre 75 anni realizza e gestisce infrastrutture sostenibili e tecnologicamente avanzate che garantiscono la sicurezza energetica, ha diffuso un lungo e dettagliato documento, accompagnato da una mappa. In esso si ribadisce che l’impianto a Sulmona verrà “realizzato un impianto per imprimere al gas la spinta necessaria a viaggiare lungo la rete di trasporto (oltre 600 km). L’impianto di compressione di Sulmona risulta funzionale al trasporto di gas naturale sulle dorsali della rete nazionale e alla successiva distribuzione nelle reti regionali, oltre che dei quantitativi previsti provenienti dai punti di entrata da sud (25 milioni di metri cubi standard al giorno), anche dei quantitativi giornalieri aggiuntivi previsti per il campo di stoccaggio Stogit di Fiume Treste nei pressi di Cupello che per volumi di stoccaggio e capacità di punta è il primo in Italia. La configurazione del tracciato del gasdotto Rete Adriatica e i calcoli idraulici di assetto della rete hanno reso necessaria la collocazione dell’impianto di compressione a Sulmona dove già transitano i gasdotti appartenenti al Transmed. L’impianto, consentendo anche il potenziamento delle reti regionali esistenti e aumentando la flessibilità e l’affidabilità del sistema locale di trasporto, assicurerà agli abitanti e alle attività produttive dei territori attraversati maggiori disponibilità di gas metano in sostituzione dei tradizionali combustibili fossili, maggiormente inquinanti rispetto al gas naturale – dice la Snam -. L’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto è stata rilasciata con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico il 7 marzo scorso. In Italia sono attualmente già attivi lungo la rete di trasporto Snam 20 impianti tra centrali di compressione e siti di stoccaggio del gas. Si tratta di impianti sicuri e a basso impatto che in nessuno degli eventi sismici succedutisi in Italia (si veda Poggio Renatico in Emilia Romagna) sono mai stati danneggiati, al pari dell’intera rete di gasdotti – sostiene la società -. L’area interessata dall’impianto sarà circa di 12 ettari, di cui soltanto 4 ettari con impianti fuori terra, mentre i rimanenti 8 saranno destinati a verde. L’area è stata acquistata da Snam Rete Gas tramite accordi bonari con i proprietari. I principali enti e istituti di ricerca ambientale nazionali e internazionali considerano le emissioni di polveri degli impianti di compressione pari a zero o comunque talmente trascurabili da essere considerate nulle.  Le turbine a gas dell’impianto sono dotate di bruciatori a basse emissioni

del tipo Dry Low NOx (DLN), in linea con la migliore tecnologia attualmente disponibile sul mercato internazionale. A tale tipologia di turbine sono associati livelli di qualità dell’aria con concentrazioni al suolo 25 volte inferiori per NOx (ossidi di azoto) e 100 volte inferiori per CO (monossido di carbonio) prescritti dalla norma vigente, tenendo in considerazione sia la conformazione del territorio sia le caratteristiche meteoclimatiche dell’area peligna (compresi i ristagni dell’aria). I cinque tratti autonomi sono: Massafra-Biccari (195 km di lunghezza; interessa Puglia e Basilicata): in esercizio dal 2012; Biccari-Campochiaro (73 km; Puglia, Campania e Molise): in esercizio dal 2016; Sulmona-Foligno e centrale di compressione di Sulmona (170 km; Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria): autorizzazione in corso per il metanodotto; già ottenuta per la centrale; Foligno-Sestino (114 km; Umbria, Marche e Toscana): iter autorizzativo in corso; Sestino-Minerbio (141 km; Toscana ed Emilia-Romagna): lavori avviati nel 2017. Come è noto, in Abruzzo sono già da tempo in esercizio 1.000 km di metanodotti; in particolare Sulmona è già raggiunta da due gasdotti delle stesse dimensioni di quello in progetto: uno prosegue verso ovest nell’ambito del cosiddetto Transmed, mentre per l’altro gasdotto è stata prevista la prosecuzione verso Foligno. La scelta del tracciato – prosegue la Snam – risponde alla necessità di individuare corridoi di passaggio compatibili, sia dal punto di vista ambientale che urbanistico, con le caratteristiche dimensionali e con lo scopo dell’opera. Gli studi di fattibilità del tracciato hanno esplorato tutte le ipotesi alternative e hanno individuato, in prossimità dello spartiacque appenninico, la migliore direttrice in termini di continuità, sicurezza e compatibilità ambientale. I restanti corridoi sottoposto a valutazione sono stati esclusi, per cause ambientali, geologiche e di densità urbanistica, incluso quello posto in prossimità della linea di costa Adriatica. Fatta eccezione per alcuni determinati punti di linea (dove sono installate le valvole di intercettazione), le condotte Snam sono sempre completamente interrate e non producono impatti ambientali di rilevanza durante la fase di esercizio. Più precisamente, non causano emissioni acustiche, inquinamenti atmosferici e frammentazioni di habitat. Anche i tratti che compongono Rete Adriatica saranno interrati come lo sono, ad esempio, gli oltre 600 chilometri di gasdotti attualmente in esercizio in Umbria o gli oltre 1.000 km in Abruzzo. ll tracciato dei metanodotti è stato definito scegliendo i lineamenti morfologici e geologici più sicuri (fondovalle, terrazzi, dorsali, etc…) e comunque lontani dalle aree interessate, anche solo potenzialmente, da dissesti idrogeologici o sismici. In sede progettuale sono stati naturalmente presi in considerazione gli effetti diretti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento sismico (shaking). I risultati di tali verifiche hanno, di fatto, evidenziato l’idoneità dello spessore della tubazione a sopportare le sollecitazioni trasmesse dal movimento transitorio del terreno durante l’evento sismico. In aggiunta, al fine di verificare le dimensioni della trincea di scavo e le caratteristiche granulometriche del materiale di riempimento, è stato affrontato lo studio della risposta sismica locale, con riferimento alle più recenti normative in tema sismico. Le verifiche sono state effettuate tenendo conto delle condizioni più gravose e i risultati mostrano che l’amplificazione dinamica dei terreni non comporta particolari criticità sul metanodotto interrato. Occorre peraltro rilevare che l’intero territorio italiano è coperto da una fitta rete di condotte interrate, metanodotti e oleodotti – tra i quali i 34.000 km di rete nazionale dei gasdotti, di cui oltre 1.000 km in esercizio nella Regione Abruzzo e 600 in Umbria – progettati secondo norme internazionalmente riconosciute, la cui realizzazione risale ormai anche ad alcuni decenni fa. Durante i terremoti più importanti che hanno interessato l’Italia negli ultimi quarant’anni (Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria-Marche 1997-1998, Abruzzo 2009, Emilia 2012, Marche/Lazio/Umbria 2016) non si sono verificati mai danni alle condotte nelle zone interessate dagli eventi né ci sono state interruzioni alle forniture – ribadisce la Snam -, a differenza di quanto avvenuto per altri sistemi di trasporto di energia. Ciò in considerazione dell’ottima resistenza delle condotte saldate nei confronti di scuotimenti sismici e della grande flessibilità dei metanodotti intesi come “strutture”. In particolare, nell’ambito della casistica italiana sul comportamento sismico delle condotte interrate, si ricorda l’evento sismico del Friuli, ove esisteva nell’area epicentrale una condotta importante già operativa: il gasdotto Sergnano-Tarvisio per l’importazione di gas naturale dalla Russia. Nel periodo che va da maggio a ottobre del 1976, la regione fu colpita da un’intensa sequenza sismica culminante in due scosse di elevata intensità: la scossa principale di magnitudo 6,4 e una successiva di 6,1. Il gasdotto Sergnano-Tarvisio attraversava l’area epicentrale e deve aver quindi subito lo scuotimento sismico massimo prodotto dal terremoto, tuttavia non è stato rilevato alcun danno lungo il tracciato, come testimoniato dal fatto che il flusso del gas non fu interrotto, né subì perdite. Più recentemente, in concomitanza della sequenza sismica del territorio aquilano (l’evento più forte è del 6 Aprile del 2009, con magnitudo valutata 6,3) non è stato rilevato alcun tipo di danno né interruzione nelle forniture né perdite di gas dai metanodotti di Snam, tra i quali il Vasto-Rieti che attraversa le aree più intensamente colpite dal terremoto. Anche nella letteratura tecnica internazionale non sono riportati casi di danni a tubazioni integre in acciaio, saldate e controllate con le attuali tecniche, per effetto dello scuotimento sismico del terreno. Oltre alla casistica italiana, vale la pena di ricordare che anche il recente terremoto che ha colpito il nord est del Giappone, con una scossa di terremoto di magnitudo 7,1, non ha causato alcun inconveniente alle infrastrutture di trasporto gas.  Le condotte Snam sono in ogni caso periodicamente controllate dall’interno con apparecchiature automatiche che rilevano qualsiasi variazione di spessore dell’acciaio e i fenomeni corrosivi eventualmente in atto. Il gasdotto Rete Adriatica non attraversa alcun Parco Nazionale o Regionale, ad eccezione del Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga ma in misura limitata (circa 1 km) e in zone prevalentemente agricole. Per quanto riguarda l’attraversamento dei siti appartenenti alla rete Natura 2000, tra cui i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), la compatibilità dell’opera con gli ambiti di tutela di tali siti è dimostrata nelle “Valutazioni di Incidenza” allegate allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) di ciascun metanodotto o tratto funzionale, da cui è possibile ricavare che in tali aree i lavori di installazione della condotta comporteranno unicamente l’occupazione temporanea di suolo. In generale, la compatibilità dell’opera in queste aree è da ascrivere al totale interramento della condotta che consente, al termine dei lavori e con l’affermarsi dei ripristini vegetazionali, la completa ricostituzione delle condizioni naturalistiche e paesaggistiche originarie – conclude la Snam -. In particolare, gli interventi di mitigazione saranno finalizzati al recupero naturalistico, paesaggistico e produttivo delle aree interessate dai lavori. In questo senso, si opererà con l’obiettivo di preservare le condizioni originarie di fertilità dei terreni mediante la conservazione e la protezione dei suoli; sarà inoltre ripristinato il naturale deflusso delle acque superficiali, con opportune opere di regimazione volte anche a consolidare e a stabilizzare la fascia di terreno interessata dai lavori. Dunque, lungo il corridoio sarà possibile riprendere ogni tipo di attività di coltivazione preesistente, ivi compresa quella che riguarda alberi ad alto fusto”.

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