Da Sulmona un forte no all’Italia nell’Hub europeo del Gas

Massiccia e forte adesione a Sulmona, oltre ogni più rosea aspettativa. Tantissimi cittadini e quasi 400 istituzioni ed organizzazioni (391 per la precisione), hanno risposto alla chiamata del Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo in una manifestazione che ha assunto una portata nazionale. Nella città ovidiana hanno sfilato per dire No alla Centrale di Compressione SNAM, al “Gasdotto dei Terremoti”, il Sulmona – Foligno, e in generale alla trasformazione dell’Italia nell’Hub europeo del Gas, con decine di progetti di gasdotti, stoccaggi e pozzi di estrazione avviati in quasi tutte le regioni italiane.

Importante è significativa è stata la presenza del vescovo di Sulmona, Fusco,   e oltre 60 comuni, con sindaci con fascia tricolore e gonfalone, compresi primi cittadini umbri, marchigiani e NoTap pugliesi oltre a quelli abruzzesi, dai rappresentanti della Regione Abruzzo a quelli dei principali movimenti politici, dalle associazioni nazionali e locali a tutte le sigle sindacali, dai tantissimi operatori economici a quelli culturali, e soprattutto, da migliaia di semplici cittadini è salito un grande coro.

Sotto accusa il Governo Gentiloni, che con solerzia si è prodigato a favore di Snam, pensando di imporre il “Gasdotto dei terremoti“, che attraverserebbe ben tre crateri: L’Aquila, Amatrice e Norcia, nonché la Valle Peligna, una delle aree a maggior rischio sismico europeo. Non solo. Si contesta le emissioni che saranno emesse in atmosfera della Centrale di Compressione di Case Pente a Sulmona (107,7 tonnellate/anno dichiarate da SNAM solo di dannosi ossidi di azoto con le polveri connesse, quasi 100 tonnellate/anno).

Un progetto che, secondo i movimenti, è in realtà solo un tassello della strategia unitaria di trasformare l’Italia in un polo logistico delle fossili per i prossimi decenni, nonostante i consumi italiani siano calati rispetto all’anno di picco del 2005 e la rete nazionale sia dunque sovradimensionata. L’interesse è costruire grandi opere, dai gasdotti come TAP e i 600 km della rete Adriatica, dagli stoccaggi a nuovi pozzi di estrazione in Adriatico e sulla terraferma, e, magari, fare import-export verso il Nord Europa. Progetti che in larga parte ricadono sulla bolletta degli italiani, con ulteriore beffa.

Dal canto suo la Snam esprime rispetto e considerazione per tutte le legittime posizioni provenienti dai territori nei quali opera, specie se espresse in modo civile e partecipato come avvenuto a Sulmona, e conferma la propria intenzione di dialogare e confrontarsi con cittadini e istituzioni locali per fornire maggiori chiarimenti, anche rispetto a informazioni non corrette circolate nelle ultime settimane, e per dimostrare l’utilità del proprio progetto per l’Abruzzo e l’Italia.

“Il progetto è in linea con quanto previsto dalla Strategia energetica nazionale – ribadisce la società -, in un contesto di aumento dei consumi, ed è necessario per portare il gas naturale alle famiglie e alle industrie del nostro paese. Il gas naturale può svolgere un ruolo importante nel percorso di decarbonizzazione dell’Italia grazie ai nuovi utilizzi in vari settori come i trasporti e alla diffusione del biometano, gas al 100% rinnovabile che può essere immesso nelle infrastrutture esistenti”.

Snam ribadisce che le proprie opere non comportano pericoli per la sicurezza e per la salute delle persone: i gasdotti sono infrastrutture essenziali per il trasporto del gas dai punti di importazione ai vari luoghi di consumo del nostro paese, sono compatibili con l’ambiente e non hanno mai subito incidenti o interruzioni nel corso dei terremoti verificatisi negli ultimi decenni in Italia e all’estero. Nel solo Abruzzo, peraltro, sono già da tempo in esercizio 1.000 km di metanodotti; in particolare Sulmona è raggiunta da due gasdotti delle stesse dimensioni di quello in progetto.

I gasdotti sono completamente interrati e non danneggiano i territori, che vengono tutelati e protetti da capillari operazioni di ripristino delle condizioni originarie al termine di ogni scavo; sui terreni sarà possibile riprendere tutte le attività precedentemente svolte, anche per le coltivazioni agricole esistenti comprese quelle ad alto fusto.

Per quanto riguarda l’impianto di Sulmona, Snam ribadisce che si tratta di un insediamento simile ad altri 11 già esistenti in Italia, a basso impatto ambientale, con emissioni di polveri sottili direttamente derivanti dalle turbine pari a zero o talmente trascurabili da essere considerate nulle e con emissioni di ossido di azoto e monossido di carbonio abbondantemente al di sotto dei limiti di legge. 

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